Quante volte?

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Quante volte?

Matteo 18:21-35

Quante volte? la pazienza ha un limite! Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a che punto si possono tollerare “certe cose”? Fino a quanto si può tollerare chi ci fa dei torti? Fino a che punto, quanto si deve o si può perdonare? Ci dovremmo meditare spesso su quest’argomento. Quante volte Signore? La pazienza, nella prospettiva del Signore Gesù, è sicuramente molto estesa, 2 Pietro 3:9 La domanda che pone Pietro, dà l’opportunità a Gesù di raccontare una parabola su un uomo che, pur essendogli stato condonato un debito immenso, aveva dimostrato di non aver imparato l’importante lezione, allora mi chiedo, la comprendiamo noi? Spesso i nostri atteggiamenti vanno corretti; la parabola sul perdono sorge, nel contesto di questo vangelo, da un discorso dove Gesù insegna la prassi da adottarsi nel caso in cui un Suo discepolo subisca un torto da un altro fratello in fede. Egli esorta a cercare in tutti i modi di risolvere la questione, ma, di fronte all’ostinata da parte del colpevole di ravvedersi e di ristabilire la pace, Gesù afferma Se rifiuta d’ascoltarli, dillo alla chiesa; e, se rifiuta d’ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano…, perseguire l’armonia e la pace è un preciso dovere dei Suoi Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti” (Romani 12:18). Questo, non vuole dire tollerare ogni cosa, ma impegnarsi sempre per la riabilitazione e la riconciliazione, eliminando il più possibile dal nostro cuore ogni malanno. “Allora…: «Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?» . E Gesù a lui: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette” 21, 22. I rabbini insegnavano che un israelita dovesse perdonare per tre volte un peccato ripetuto, ma che dopo tre volte non vi dovesse essere più perdono. Pietro suggerisce qui sette volte, probabilmente, così facendo, sentiva di essere già molto magnanimo. Gesù quindi racconta la parabola del servitore spietato che insegna ad impostare i rapporti interpersonali nella comunità cristiana alla mitezza ed al perdono. Quante volte?

Renditi conto: innanzi tutto ci dobbiamo rendere conto della necessità nostra di costante perdono. Infatti“…..il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi” Dio non ci deve nulla se non la condanna. La Sua ira verso ogni trasgressione alle Sue leggi, è del tutto santa e giusta. “Or noi sappiamo che tutto quel che la legge dice, lo dice a quelli che sono sotto la legge, affinché sia chiusa ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio” Ro 3:19 …perché ha fissato un giorno, nel quale giudicherà il mondo con giustizia per mezzo dell’uomo ch’egli ha stabilito, e ne ha dato sicura prova a tutti, risuscitandolo dai morti” Atti 17:31. Gesù è il Figlio del Re, il giusto Giudice della fine dei tempi. Noi siamo le Sue creature, rese responsabili verso di Lui e chiamate ad ubbidirgli ed a servirlo. I discepoli di Gesù si muovono nell’ambito del servizio a Dio, siamo chiamati individualmente a rendergli conto di noi stessi e di come e per chi abbiamo speso la nostra vita. 24-27 Questo servitore aveva accumulato un debito verso il suo padrone di tali enormi proporzioni, un debito che non avrebbe potuto neanche solo sperare di poter pagare. È la cifra di svariati milioni. Non solo Dio ha precisi diritti sulla nostra persona; non solo gli dovremo rendere conto della nostra vita, ma abbiamo verso di Lui un debito immenso! Quel debito non si riferisce solo ai beni di ogni genere che Egli ci ha dato, ma anche il nostro peccato, ogni nostro peccato (piccolo o grande che sia) è gravissimo e giustamente merita “il massimo della pena”. Quell’uomo, non ha di che restituire il denaro che il re, per poter saldare questo debito, il re comanda al servitore di vendere tutto ciò che possiede, sé stesso e la sua famiglia, però, il valore non basta. Così il servitore chiede di avere del tempo supplementare per ripagare ogni cosa. È un’evidente impossibilità dato l’ammontare del debito. Potremmo mai espiarlo completamente? No. Innanzi tutto allora alla domanda: ma quante volte? Renditi conto! Accade però l’impensato, mosso a compassione per la situazione impossibile, quel signore gli fa la grazia di condonargli tutto il debito! Questo è l’annuncio dell’Evangelo. A causa dei nostri peccati, noi meritiamo giustamente da parte di Dio “il massimo della pena”. Per nessuno c’è speranza di uscirne. Dio, però, manifestando la Sua misericordia, decide di concedere la grazia della salvezza e del perdono. Il debito viene pagato da Cristo condonato. Ci rendiamo conto non solo l’enormità del nostro debito verso Dio, ma anche l’enormità del perdono Pensate la gioia, la riconoscenza di chi riceve questo dono, una gioia indescrivibile.. Pensate, che l’uomo, avesse compreso quello che il signore gli aveva fatto, pensate che aveva compreso la lezione di vita che gli aveva insegnato? No. E noi ripetiamo quante volte!

Limite della pazienza: 28-31. La reazione del servitore perdonato è scioccante. Dopo essere stato graziato in modo così meraviglioso, che fa? Procede nel cercare di ricuperare un debito che a sua volta aveva da un suo collega di servizio e ricorre persino alla violenza fisica pur di ottenerlo! Cento denari, circa un mese di lavoro sostanzioso, ma in confronto a quello aveva condonato era poca cosa Entrambi i debitori fanno un identico appello ai loro creditori, ma il servitore in credito non si lascia impietosire, il suo cuore rimane duro e spietato. Fa gettare il suo collega in prigione finché quest’ultimo non abbia trovato modo di fargli riavere i soldi che gli deve! Quante volte? La cosa non rimane inosservata. 32-34 Il re ora riconsidera quello che aveva fatto e torna ad esigergli la restituzione, perché si rende conto del carattere del servo debitore. Non sottovalutiamo, la cosa! La preghiera di Gesù è rimetti i nostri debiti come noi li abbiamo rimessi ai nostri debitoriPerché se voi perdonate agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe. Allora Quante volte?

Di vero cuore 35. Al termine di questa parabola, Gesù mette a confronto la situazione. Il Signore rappresenta un Dio che, sì, è disposto ad un generoso perdono, ma anche ad una punizione senza pietà alcuna. Dio non può perdonare coloro che sono privi essi stessi di compassione e di pietà perché Egli stesso è pieno di queste qualità, queste caratteristiche. Coloro che Dio ha perdonato, però, si devono pure perdonare vicendevolmente. Questo dimostra di aver capito lo stile di vita che Gesù insegna. Un discepolo che non perdoni di vero cuore così com’è stato perdonato, dimostra di non avere mai avuto in primo luogo ricevuto il perdono da parte di Dio, di non avere il carattere del servo fedele. Gesù, così, conclude come l’aveva iniziato, con un riferimento al Regno dei cieli. La mitezza è necessaria per entrare nel Regno dei cieli, perché implica l’umile accoglienza del dono del perdono da parte di Dio, che deve continuare a caratterizzare il discepolo di Cristo L’amorevole interessamento per il prossimo e lo spirito di perdono devono essere i segni che contraddistinguono la comunità dei credenti nel cui mezzo Egli, come Figlio di Dio, è presente.

Quante volte? Nulla è più difficile che un perdono sincero; nulla è più comune che un prolungato risentimento e indisponibilità a perdonare.

Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Ce l’hai la risposta? Renditi conto, meritavamo il massimo della pena, ma Gesù ha pagato il mio e il tuo debito! L’uomo mette limiti nel perdono, Dio non ha limiti nel perdonare! Quante volte?… Una è sufficiente, di vero cuore! Amen te la senti? Perché se voi perdonate agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe…

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