Domenica al culto

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Domenica al culto

Salmo 122:1

Mi sono rallegrato quando m’hanno detto: «Andiamo alla casa del SIGNORE»

Lo stato d’animo di un credente che va nella casa del Signore è allegrezza, pace, aspettativa, speranza; il culto domenicale della comunità cristiana quando è rettamente inteso e praticato, è uno spiraglio di aria fresca che il Signore fornisce al Suo popolo affinché “respiri”. Contusi e feriti in un mondo di avidità, egoismo, e di odio, il cristiano anela, desidera riunirsi con altri credenti in chiesa, un luogo dove torna, per così dire, a respirare, per ricevere amore, pace, incoraggiamento, fino al giorno in cui il Signore tornerà. Diversi possono essere gli argomenti esposti dalla predicazione, fatta più o meno bene. Essenziale, però, la predicazione ed il culto, deve essere l’incontro dei cristiani con il loro Signore, un incontro ricercato con gioia e con consapevolezza della sua importanza. Il culto è stato definito come: “L’attiva risposta che i credenti danno a Dio, nel quale essi manifestano quanto Egli sia importante per loro. Il culto non è qualcosa di passivo, ma di partecipato. Il culto non è semplicemente uno stato d’animo, ma una risposta, non tanto un sentimento, ma una dichiarazione”. E’ anche vero che i cristiani rendono ogni giorno il culto che a Dio è dovuto, ma nella Scrittura troviamo come la Domenica sia il giorno speciale, prescritto, stando insieme per essere in comunione fraterna, pregare, celebrare la Cena del Signore e partecipare all’insegnamento degli Apostoli (Atti. 2:42). Quando allora noi ci riuniamo la domenica, il Giorno del Signore (prendiamo una boccata d’aria) ma; che cosa vi dovremmo portare per rendere significativo il culto? Che cosa avete portato oggi al culto? Che cosa porterete domenica prossima? La prima cosa che è importante portare è:

1. Uno spirito volenteroso: Davide, incontrandosi con il Signore nel culto, aveva uno spirito volenteroso. “Io mi sono rallegrato quando mi dissero: “Andiamo alla casa dell’Eterno” (Sl. 122:1). La casa del Signore era il Tempio. Oggi la casa del Signore non è un edificio, ma collettivamente la comunità dei cristiani come pure individualmente il nostro cuore. Davide “si rallegra“, non vede l’ora di avere l’opportunità di convenire al Tempio. Partecipare regolarmente al culto domenicale deve diventare una buona abitudine. Le abitudini possono, è vero, essere negative, se abbiamo lo spirito sbagliato. E’ pure un dovere che prescinde dal fatto se ne abbiamo voglia oppure meno. Esso deve venire prima di qualsiasi altra cosa. Conosco alcuni che si sono impegnati, quasi per giuramento, a non mancare mai al culto domenicale, per loro è una questione di principio. In ogni caso il nostro spirito deve essere quello di Davide: gioia e desiderio intenso. Mi ricordo, appena convertito, non vedevo l’ora che la settimana finisse per potermi riunire nel culto con i miei fratelli e sorelle nella fede, e dovunque mi recavo, la domenica cercavo sempre una comunità cristiana con la quale riunirmi. Era impensabile non andare ad un culto la domenica. Quando siete innamorati, non desiderate forse il momento di stare insieme alla persona amata?Eppure molti non condividevano l’entusiasmo di Davide nell’andare alla Casa del Signore. I sacerdoti del tempo di Malachia (Ma. 1:6,13). “Ah, che fatica!”. Il loro culto era un peso. Quando il nostro atteggiamento si trasforma da “non ne vedo l’ora” a “oh no, non ancora…“, Comincia a declinare spiritualmente la nostra vita; Se siamo fisicamente stanchi, raramente avremo uno spirito volenteroso di rendere a Dio il culto che gli è dovuto. Ricorda il culto non è qualcosa che ci viene fatto, ma qualcosa che noi facciamo. C’è chi si lamenta di non ricevere nulla dal culto. E’ difficile trarne qualcosa se noi stessi non ci portiamo nulla. Come fare a sviluppare uno spirito volenteroso? Il salmo ci indica un atteggiamento: L’anima assetata sarà soddisfatta; l’atteggiamento pieno di aspettative ed entusiasta. Se giungiamo senza il culto deteriora a noia e monotonia. L’unica cosa che avremo fatto è passare un’ora. Il Signore dirà: Matteo 15:8,9. Portate allora con voi uno spirito volenteroso, ma anche…

Un cuore riconciliato: 2 Corinzi 5:18,19 Riconciliazione:”scambiare”, trasformare l’ostilità in pace. Come cristiani siamo stati riconciliati con Dio attraverso Cristo. Quello che un tempo era separazione a causa del peccato, ora è appianato. Come gente riconciliata abbiamo un ministero da assolvere: aiutarci l’un l’altro ad avere un rapporto pacifico con Dio attraverso Cristo. La riconciliazione comincia da casa (qui intesa come Chiesa). Matteo 5:23… Qui c’è qualcuno che ha qualcosa contro di te, e tu lo sai! Prima di andare a rendere a Dio il culto che Gli è dovuto va a riconciliarti con lui. Se non possiamo essere in pace l’uno con l’altro, non abbiamo nulla da offrire. Qualcuno però potrebbe obiettare: “Io non sapevo che essi avessero qualcosa contro di me. Oppure: “Non c’è modo che io mi riconcili con loro, non ne vogliono sentir ragioni“. Questo non può essere una scusa. Gesù esige che noi cerchiamo la riconciliazione, che abbia successo oppure no. Il nostro compito non è farli cambiare, ma considerare la possibilità che prima o poi il loro atteggiamento cambi. Oppure: “Non è il mio problema. Tocca a loro fare il primo passo”. Scusa. Il cristiano, offre la possibilità di riconciliazione e perdono anche se pensa di aver ragione lui, anche se pensa che gli altri non lo meritino. Il cristiano si comporta come Cristo. Ro.12:18; Ef. 4:1-3 “Se uno dice: “Io amo Dio”, e odia il proprio fratello, è bugiardo; chi non ama infatti il proprio fratello che vede, come può amare Dio che non vede? E questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: chi ama Dio, ami anche il proprio fratello” 1 Giovanni 4:20,21 Che cosa avete portato oggi al culto? Che cosa porterete domenica prossima? Uno spirito volenteroso, un cuore riconciliato, perché non portarvi anche…

Mani pure: Voglio dunque che gli uomini preghino in ogni luogo, alzando le mani pure, senza ira e dispute” (1 Ti. 2:8). Le mani nel culto sono un atteggiamento del corpo e del cuore. Possiamo benissimo alzare le mani mentre preghiamo. Chi ce lo impedisce? Anzi, è quasi prescritto! Alzare le mani è atteggiamento di resa, mani sante, pure sono altresì simbolo di un cuore arreso totalmente a Dio, di una vita completa vissuta come a Lui piace. Le nostre mani però devono essere pulite, sante, pure. Dio ci tiene a che il nostro cuore sia pulito. Sebbene nessuno di noi possa essere senza peccato, Dio esige che noi cerchiamo di essere puliti interiormente di fronte a Lui, se no il nostro culto non sarebbe che una condannabile ipocrisia. “Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Dio” (Mt. 5:8). Certo abbiamo la tendenza a peccare. “Se diciamo di essere senza peccato inganniamo noi stessi e la verità non è in noi”. Nostro obiettivo, però, è quello di non permettere che in noi regni la nostra natura peccaminosa. Il peccato ci allontana da Dio; distanzia da Lui . Nel culto ogni lettura e ogni canto, ogni sermone sembra diretto proprio a noi; ci sentiamo a disagio e ce ne teniamo lontani. Che tragedia lontani dalla fonte della vita! Possiamo piegare il nostro orgoglio e perseguire un cuore pulito e santo chiedendo perdono al Signore e la grazia del rinnovamento, alzando mani pure! Non sentirsi a disagio nel culto e nemmeno abbandonarlo, ma… “Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto, da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. (1 Gv. 1:9-2:2).

Quando cominciamo a tirare fuori scuse per non andare al culto, scegliamo di non “respirare”. Come cristiani abbiamo bisogno l’uno dell’altro, ed abbiamo bisogno del culto comunitario per essere istruiti dalla Parola di Dio. Tre sono le cose che possono rendere completo un culto: uno spirito volenteroso per rallegrarsi veramente di essere alla presenza di Dio; un cuore riconciliato per essere il pace con Dio; mani pure, simbolo di un cuore santificato. Anche il migliore culto che un pastore possa organizzare non avrà effetto alcuno se non vi sono queste caratteristiche in chi ad esso partecipa. Non è il pastore che “fa” il culto: sono i partecipanti a renderlo possibile. Desiderate essere presenti, desiderate stare con i vostri fratelli e sorelle nella fede, desiderate essere a posto con Dio. Senza di questo, il culto è vuoto, arido, triste. Il culto, e il culto comunitario in particolare, è l’aria che ci permette di vivere spiritualmente. E’ più che “andare al culto”, più che un’abitudine, più che un dovere: è un incontro vitale con l’Onnipotente Iddio. Mi sono rallegrato quando m’hanno detto: «Andiamo alla casa del SIGNORE»

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