nulla da dire

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1 Corinzi 9:16-23

è tragico “non aver nulla da dire” soprattutto quando il mandato da parte del Signore Gesù ai Suoi apostoli di ogni tempo e paese è così chiaro e solenne: “Andate per tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura. Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato” (Mr. 16:15). esemplare la risposta dei primi apostoli: “E quelli se ne andarono a predicare dappertutto e il Signore operava con loro confermando la Parola con i segni che l’accompagnavano” (Mr. 16:20). Annunciare l’Evangelo, o evangelizzare, è dovere non solo del pastore, ma anche di ogni cristiano. Evangelizzare significa presentare esplicitamente alla gente la Persona, l’opera e l’insegnamento di Gesù affinché ciascuno si ravveda di come ha condotto fino ad allora la propria vita e si affidi a Lui. Evangelizzare significa presentare la persona di Cristo tanto da far si che – per l’efficacia dello Spirito Santo – uomini, donne e bambini si avvicinino a Dio, crescano spiritualmente in Lui e Lo servano come Signore della loro vita in comunione con la Sua chiesa. …è tragico quando un cristiano “non ha nulla da dire” è un vero tradimento del preciso mandato che il Signore Gesù gli ha affidato. Evangelizzare deve essere attività urgente, primaria ed indiscutibile del cristiano perché il destino temporale ed eterno di ognuno dipende proprio dalla qualità dei propri rapporti con il Signore…

Perché se evangelizzo: Il sentimenti dell’Apostolo; l’urgenza e la serietà dell’evangelizzare… Nessun vanto personale “…se evangelizzo, non debbo vantarmi”, cioè: “…non posso vantarmi di annunziare la parola del Signore”. Paolo era indubbiamente un predicatore di successo. Avrebbe potuto vantarsi di questo. La luce e la conoscenza che aveva dell’Evangelo, la profondità delle sue intuizioni, la libertà d’espressione, la fedeltà e l’integrità, il coraggio e l’audacia che dimostrava nell’adempiere alla sua missione, erano dovuti alla grazia ed assistenza di Dio.                                             Il suo successo era merito dello Spirito di Dio, ma la sua missione non era divertente 2 Co. 11:24-31 In ogni caso – sebbene nessuno di noi debba diventare l’apostolo Paolo, la Scrittura ci esorta a perseguire quei doni di luce e buona conoscenza dell’Evangelo, di profondità nelle intuizioni, di libertà d’espressione, di fedeltà e l’integrità, di coraggio e audacia nell’adempimento della nostra comune missione.                                                     …è tragico quando un cristiano “non ha nulla da dire

La necessità: Notate “Non posso farne a meno” predicare l’Evangelo di Cristo, “poiché necessità me n’è imposta”. Perché “non poteva farne a meno” di evangelizzare? Non perché gli fosse necessario per vivere o perché non sapesse fare altro: aveva già una professione e la sua istruzione superiore gli avrebbe procurato una docenza di prestigio nelle scuole del tempo. Non ne poteva fare a meno non perché vi fosse in qualche modo costretto: nessuno lo faceva più volentieri di lui o più gioiosamente.

Annunciare la Persona e l’opera di Gesù Cristo e chiamare il mondo intero al ravvedimento, alla fede ed all’ubbidienza per lui era una necessità almeno per tre motivi:

Questione di ubbidienza: Paolo aveva ricevuto da Dio stesso una chiamata specifica. Non era una sua propria idea, il frutto di un suo ragionamento. Non ha detto ad un certo punto della sua vita: “Ah, io credo proprio che sarebbe una buona idea andare in giro per il mondo a parlare di Cristo ed a persuadere tutti a diventare cristiani, a farsi battezzare e ad edificare delle chiese...”. Egli ubbidiva semplicemente a un preciso comando del Signore. Egli aveva fiducia che tutto ciò che dice il Signore è vero, buono e giusto per quanto a volte egli non ne capisse subito il senso. Oggi molti tirano sempre fuori un mucchio di scuse quando vedono il comando del Signore a diffondere per il mondo il messaggio evangelico e trovano sempre delle giustificazioni per non doverlo fare (ultimamente sto sentendo le scuse più banali, sciocche, tristi, da bambini) Non stiamo qui ad esaminarle. Se il Signore però ci ha comandato di fare, servire, metterci all’opera noi dobbiamo ubbidirGli, che ci piaccia o no, che lo riteniamo o no opportuno, che siano le nostre giustificazioni per non fare. Se Egli è il nostro Signore, “Non posso farne a meno”, in coscienza lo debbo fare.                        La prima necessità questione di ubbidienza…

Un bisogno umano: Dio gli aveva rivelato il perché di questa missione. La missione cristiana, non era tanto compiere opere di solidarietà sociale, per quanto importanti: Dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, accogliere gli stranieri, vestire gli ignudi, visitare gli ammalati, aver compassione dei carcerati… è importante ed evangelico, ma questa non è né l’unica missione del cristiano, né quella primaria! Nella chiesa dei primi tempi c’erano molte urgenze di carattere sociale a cui essa doveva rispondere, L’assistenza sociale non era compito dei pastori. Atti 6:2-4 Compito degli apostoli era ed è quello di mettere a contatto uomini, donne e bambini con la Parola di Dio, avvicinarli a Cristo, perché Dio, tramite la Parola e lo Spirito Santo, vuole – attraverso il ravvedimento e la fede – rigenerare spiritualmente il cuore umano, far si che ogni uomo e di ogni donna diventi interiormente una nuova creatura gradita a Dio e disposta a fare la Sua volontà. “Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? E come potranno sentirne parlare, se non c’è chi lo annunzi? Romani 10:14 …è tragico quando un cristiano “non ha nulla da dire” ; “Non posso farne a meno”, in coscienza devo evangelizzare. questione di ubbidienza, per rispondere a quello che è il bisogno umano

La responsabilità: “Non posso farne a meno”. Tutto lo obbligava in dovere, amore, e gratitudine, di adempierlo. E noi? P ortare a tutti il messaggio dell’Evangelo, infine, non farlo, quando ci è espressamente comandato da Dio è una manifesta disubbidienza alla volontà del Signore che nessuno pensi rimanga impunita. E’ con timore che Paolo afferma:“…e guai a me, se non evangelizzo!”. Guai se non lo facessi! Non è che, non evangelizzando, tema che Dio, per castigarlo, gli mandi afflizioni, censure, persecuzione, fame e cose di questo genere, perché questi e altri guai capitano di frequente a coloro che predicano l’Evangelo! perché – cosi facendo – tu invadi il campo del Maligno, lo disturbi, gli sottrai delle anime che lui ben vorrebbe tenersi strette! Quali ostacoli! Quali rabbiose reazioni! Gesù l’aveva preannunciato ai suoi discepoli: Giovanni 15:18-20. Questo vi spaventa? Dovrebbe però molto di più spaventarci di non compiere ciò che Dio ci comanda! Ecco perché oltre all’ubbidienza, al bisogno umano, abbiamo la responsabilità… Disubbidire alla precisa volontà di Dio significa non solo ferire la nostra coscienza con giusti sensi di colpa per non fare così il dovere che ci è imposto, ma esporci, trascurando la nostra vocazione e con il disprezzo della volontà divina, all’ira di Dio per sempre! Giona 1:1-4,12… Si, Dio non dà pace al profeta Giona fintanto che egli non adempie al suo mandato di annunciare alla malvagia città di Ninive la condanna che grava su di essa, se essa non si ravvede. Potremmo noi rifiutarci di avvisare la nostra generazione del giudizio che grava su di essa se essa non si ravvede e non si affida al Salvatore Gesù Cristo?                               È nostra responsabilità

L’apostolo è cosciente che a lui è stata un’amministrazione (17). Non è un “hobby” quello che fa, ma un dovere che deve adempiere come servitore del Signore; è pronto ad accettare qualunque cosa pur di “guadagnare a Cristo” (19) il maggior numero di persone e di strapparle da una vita senza senso né prospettiva, è pronto a sopportare ogni cosa e a darmi tutto a tutti pur di diffondere il messaggio dell’Evangelo:“…faccio tutto per il vangelo, al fine di esserne partecipe insieme ad altri” (23)

“…e guai a me, se non evangelizzo!”                                                                                            …è tragico quando un cristiano “non ha nulla da dire

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