in quel giorno

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Isaia 4:1

Tutte queste cose avverranno “in quel giorno” Il nostro Signore è alle porte, sta scuotendo le nazioni. E stiamo vedendo adempiere molte profezie. Senza che le elenchiamo, ma siamo veramente negli “ultimi tempi” della pazienza di Dio. “In quel giorno” afferma il profeta… o meglio in quel giorno che Gesù ritornerà! La parabola in Matteo 25:5“Ora, siccome lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono Tutte le vergini, sia quelle stolte che quelle sagge, si erano addormentate; la descrizione di una chiesa addormentata poco prima della sua venuta. Marco 13: “Vegliate dunque, perché non sapete quando il padrone di casa verrà; se di sera, a mezzanotte, al cantar del gallo o al mattino; perché, venendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Ora, ciò che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!” Come potevano essere addormentate quelle vergini sagge? Come può un servo fedele, che si è preparato da tempo per il ritorno di Gesù, addormentarsi mentre il Signore si avvicina? Ricordo la profezia di Gesù secondo la quale negli ultimi tempi avverrà un grande allontanamento nella chiesa. Poi ricordo l’ammonimento di Paolo: “E questo tanto più dobbiamo fare, conoscendo il tempo, perché è ormai ora che ci svegliamo dal sonno, poiché la salvezza ci è ora più vicina di quando credemmo” Romani 13:11. Ecco che poco prima del ritorno di Gesù, su molti cristiani cadrà un grande assopimento; correrà il rischio di addormentarsi. Paolo avvertiva: «Risvegliati, o tu che dormi, risorgi dai morti, e Cristo risplenderà su di te». Badate dunque di camminare con diligenza non da stolti, ma come saggi, riscattando il tempo, perché i giorni sono malvagi” (Efesini 5:14-16). “Svegliatevi. Non siate vergini assopite. Siate saggi, e rimanete in guardia per il ritorno del Signore”. Dice inoltre: “Perciò non dormiamo come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri. Infatti coloro che dormono, dormono di notte, e coloro che s’inebriano, s’inebriano di notte” (1 Tessalonicesi 5:6-7).

C’è un problema di assopimento: un sonno leggero, indebolimento spirituale, proprio in questo momento, stiamo vivendo in un periodo buio, e la mezzanotte sta per avvicinarsi. Il ritorno del nostro Signore è più vicino che mai. Eppure, se mi guardo intorno, vedo molti credenti assopiti profondamente. Considerate un uomo che afferma di essere un cristiano: Prega una volta ogni tanto, quando capita. Ma trascorre ore e ore davanti alla televisione a guardare lo sport. Ha tempo anche per i suoi hobby, ha del tempo libero a disposizione, va a caccia e pesca. Ma non ha assolutamente tempo per il Signore. Dio è misericordioso, lo benedice, lo fa prosperare, provvede. Lo stesso uomo afferma di amare Cristo e non ha cinque minuti per inginocchiarsi e dire: “Grazie Signore”. cristiano nominale Ora pensate ad una donna che dice di essere cristiana. Trascorre ore al telefono con le amiche. Ogni sera trova del tempo per guardare i suoi programmi televisivi preferiti. Non ha tempo per stare in comunione con Gesù. Se prega, lo fa solo occasionalmente, quando attraversa una crisi. Semplicemente, il Signore non le passa molto spesso in mente. Anche lei corre il pericolo di diventare una cristiana solo nominalmente. Credenti del genere non sono pronti per il ritorno del Signore. Mentre i giorni passano, le loro lampade si stanno spegnendo. La misera relazione che hanno con il Signore lentamente va scemando. In quel giorno: “Come scamperemo noi, se trascuriamo una così grande salvezza?” (Ebrei 2:3). Perché il Signore dovrebbe volere con Lui in cielo dei credenti assopiti, tiepidi e disinteressati? Perché dovrebbe volere persone che qui sulla terra si vergognano di Lui, che si annoiano con le cose di Dio, che non si interessano di chiesa, di comunione o intimità con Cristo? Il nostro scopo in cielo sarà quello di adorare il Signore e servirlo per sempre. Come possiamo pensare di goderci l’eternità, se qui sulla terra non tolleriamo il nostro cammino con Gesù? Molto spesso, dopo aver ascoltato ammonimento dopo ammonimento, molti credenti ignorano, non pensano, non hanno passione per il Signore e dimenticano il suo dono di salvezza.

L’amorevole di avvertimento all’assopimento: Un tempo, queste vergini desideravano la sua venuta e si preparavano diligentemente per incontrarlo. Erano ben sveglie, i loro cuori erano zelanti, le loro menti e le loro anime erano piene di passione per Cristo. Ma con il passare del tempo, queste stesse vergini sagge hanno iniziato lentamente ad allontanarsi da lui. Forse qualcuno dirà: “Io non sono una di queste vergini stolte. Ammetto di non essere più quel testimone di fuoco che ero una volta per Gesù. Ma non mi sento di essermi assopito. Amo Gesù, leggo la Bibbia, vado in chiesa fedelmente, e sono fedele ”. Ma hai passione per Cristo? Sei assetato e affamato di una maggiore comunione con Lui? Se sei veramente una vergine saggia – se non hai mai dimenticato il tuo amore intimo per Gesù – considera questo avvertimento Proverbi 19:15“La pigrizia fa cadere in un profondo sonno e la persona indolente patirà la fame”. Forse non ti ritieni un pigro. Ma la pigrizia è il termine esatto per descrivere lo stato spirituale di molti cristiani che una volta avevano passione per Gesù. La pigrizia in loro è giunta e hanno permesso alle cose stolte e carnali di entrare nelle loro vite, gradualmento lo zelo è svanito, il tempo di preghiera svanito, la meditazione svanita. Lentamente sono diventati cristiani a metà, credenti tiepidi. Sta diventando pigro nel tuo amore per la Parola di Dio? Sprechi il tuo tempo su internet o davanti alla televisione? Ascolta il chiaro avvertimento: se diventi pigro, cadi in un torpore spirituale, e ti ritroverai in compagnia delle vergini stolte, prima che te ne renda conto, la fiamma della tua lampada scemerà e si spegnerà; e “in quel giorno”? Matteo 25:6 “E’ giunta mezzanotte. E lo sposo sta per venire. Gesù è alle porte, siate pronti per incontrare il vostro Signore”. Ecco il grido: “Siate pronti”. Sei tu pronto? Ti sei preparato per incontrare Gesù faccia a faccia?

La buona notizia: La buona notizia è che c’è ancora tempo. La porta è ancora aperta. Ti ama nonostante la tua negligenza. E se sei onesto, concorderai con la Sua Parola: “Sì, questa parabola mi descrive. Non voglio diventare una vergine stolta, ed essere spazzato via. Voglio essere pronto in quel giorno”. Allora devi fare due passi, semplici, ma non possono essere tralasciati:

1. Metti Cristo al centro della tua vita. Permetti al Signore di entrare in tutti i tuoi pensieri. Quando ti svegli la mattina, sussurra il Suo nome. La sera, mentre vai a letto, chiamalo con la mente e in ginocchio. “Tutte le cose che sono vere, tutte le cose che sono oneste, tutte le cose che sono giuste, tutte le cose che sono pure, tutte le cose che sono amabili, tutte le cose che sono di buona fama, se vi è qualche virtù e se vi è qualche lode, pensate a queste cose” (Filippesi 4:8). Che questo verso sia la base della tua semplice preghiera per tutto il giorno. Dio registra ogni tuo pensiero. Lui sa sempre cosa pensi di Lui. Perciò, rendiGli sempre grazie, fino che giunga “quel giorno”

2. Prega tutto il giorno: “Signore, abbi pietà di me peccatore” Questa semplice preghiera è l’olio della tua lampada. Pregando così, ti preparerai ad incontrare il Signore. Gli stai dicendo: “Padre, non sono degno di essere chiamato con il tuo nome. Ho bisogno della tua misericordia. Mi rendo conto di non essere come pensavo. Pensavo di essere bravo eppure, tutte le mie buone qualità non mi hanno fatto ottenere nulla. Sono spazzatura davanti a Te. So che non posso essere salvato grazie alle mie buone opere. Ho bisogno della tua grazia. Mi umilio davanti a te in questo momento. Signore, abbi pietà di me, peccatore”. Quando il pubblicano pregò per la prima volta questa preghiera, Gesù disse di lui: “Io vi dico, quest’uomo andò a casa sua giustificato” (Luca 18:14). In altre parole, era stato uno a cui Gesù aveva aperto la porta.

Così anche Cristo, dopo essere stato offerto una sola volta per prendere su di sé i peccati di molti, apparirà una seconda volta senza peccato a coloro che lo aspettano per la salvezza” (Ebrei 9:28). Voglio farvi un’ultima domanda: stai aspettando il suo ritorno? Desideri vederlo? Pentiti e determinati di cercare Gesù con tutto il cuore, con la mente, la tua anima e la tua forza. Lui ti promette che se lo farai, sicuramente Lo troverai. Egli aprirà la porta anche a te. “in quel giorno”

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Scelte scomode

scelta

1 Pietro 4:16

ma se uno soffre come cristiano… Cristiani, con la “C” maiuscola, la sostanza della vera fede. In questo testo compare per la terza volta, la parola Cristiano, una parola tra le tante che, per un uso eccessivo, ha perso il suo vero significato; molto distante da ciò che intendevano gli abitanti di Antiochia quando per la prima volta chiamarono Cristiani, Paolo, Barnaba ed altri discepoli.
Questa parola oggi definisce la religione di intere popolazioni, la collocazione geografica, la loro cultura; è una definizione dalla portata mondiale, ma se ne è perso il vero significato rispetto all’individuo. “cristiano” significa letteralmente: “che appartiene al partito di Cristo
Essere cristiano significa essere simile a Cristo, seguirLo in tutto e per tutto, significa vivere come Lui, permettere che la persona di Cristo trasparisca dalla nostra vita, inequivocabilmente, allo stesso modo in cui i religiosi di allora riconobbero che gli apostoli Pietro e Giovanni, benché popolani senza istruzione, erano stati con Gesù Atti 4:13… che gli era successo? La loro vita era stata cambiata, Gesù era al centro. Essi appartenevano veramente a Cristo; erano completamente cristiani nella parola e nei fatti. Cristo, stava al centro delle loro conversazioni perché Egli era al centro della loro vita. Non solo parlavano, essi si comportavano di conseguenza. Non solo essi volevano parlare di Cristo, ma volevano vivere per Lui. Essi conformavano la loro vita all’immagine di Cristo, e questo era evidente a tutti coloro che li osservavano… ma se uno soffre come cristiano non se ne vergogni, anzi glorifichi Dio, portando questo nome. Probabilmente questo termine fu dato come dispregiativo, umiliante, forse venivano derisi, ”questi parlano solo di Cristo, i cristiani” ma che bello oggi, quando ci osservano e possono dire di noi questi sono veramente cristiani.
Non fu facile per Pietro e Giovanni predicare Cristo con franchezza a quella folla che poco tempo prima aveva crocifisso il Signore; stavano prendendo decisioni diverse dalla massa, andavano “controcorrente”, umanamente avevano fatto una scelta scomoda, senza compromessi con “l’andazzo del mondo”. Dire “seguo Gesù” era rischiare la vita.
Ma quali sono, oggi, le scelte che determinano la nostra vita di Cristiani, con la “C” maiuscola ?

Portare il nome di Cristiano è una scelta scomoda, equivale dire “ho lo stesso stile di Gesù”

La scelta scomoda della rinuncia: Filippesi 2:7 ci parla della scelta di Gesù che lasciò la gloria del cielo per divenire come uno di noi: Annichilì se stesso, prendendo forma di servo e divenendo simile agli uomini”. Il Signore lasciò la Sua gloria, un mondo perfetto per entrare in uno ostile; rinunciò alla gioia perfetta che godeva per protendersi verso un mondo dove avrebbe offerto il calice della sofferenza, e dato la Sua vita. Una scelta scomoda di rinuncia… è scritto Essendo ricco, s’è fatto povero per amor vostro” 2 Corinzi 8:9;

Assumiamo noi la stessa attitudine del Signore? prendiamo individualmente la stessa decisione di sottometterci a Dio? di non voler primeggiare, di manifestare umiltà nella nostra vita quotidiana? Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Sappiamo che, per almeno tre volte, Gesù avverti i discepoli che la Sua missione si sarebbe conclusa in tragedia e trionfo, allo stesso tempo; parlò loro delle accuse infamanti, dei tradimenti, dolori, della morte e della risurrezione; sofferenze, prove, che ci identificano con Cristo… come quel fuoco che divampa in mezzo a voi come per provarvi, ma di questo ci vogliamo rallegrare, partecipiamo alle stesse sofferenze di Cristo… ma se uno soffre come cristiano… Nel Getsemani, Gesù affrontò il momento più duro prima della Sua crocifissione: i discepoli dormivano mentre Egli cercava la consolazione del Padre, invocava il Suo aiuto.
Noi avremmo “gettato la spugna”, non ce l’avremmo proprio fatta, ma Gesù scelse di andare avanti “Abba, Padre! ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice! Ma pure, non quello che io voglio, ma quello che tu vuoi Marco 14:36 sottomettendosi alla Sua volontà, arrendendosi al Suo volere. La scelta scomoda della rinuncia alla volontà di Dio… Filippesi 2:5

La scelta scomoda dell’ubbidienza: nella giovinezza di Gesù non troviamo molto nella Scrittura Gesù cresceva in sapienza e in statura e in grazia” Luca2:52
Famiglia: Non riusciamo ad immaginarLo un adolescente scontroso e scalpitante, un giovane ribelle pronto ad andare in un paese lontano a spendere tutti i suoi beni”.
Lo stile di Gesù è, anche in questo aspetto! Ubbidiente ai genitori e ubbidiente alla volontà del Padre nell’adempiere la Sua Volontà! Nel mondo: A noi, indubbiamente, piace circondarci di buoni amici, di intraprendere relazioni personali dalle quali trarre, perché no, anche qualche vantaggio. Anche in questo Gesù ci insegna quali decisioni prendere a riguardo. Lo vediamo insieme ai comuni peccatori essere battezzato nel fiume Giordano; Lo sentiamo predicare messaggi tutt’altro che volti a favorire il Suo successo personale – l’esempio del Sermone sul Monte. Non Lo vediamo seduto ai primi posti nelle Sinagoghe, anzi ne viene allontanato in malo modo. Non Lo vediamo frequentare le regge dei potenti, ma percorrere le strade della Palestina accompagnato da pubblicani, gente comune, malati e bisognosi che in Lui hanno trovato salvezza, redenzione, guarigione. I discepoli ? la lista degli stretti collaboratori del Maestro: grandi predicatori, organizzatori, eccellenti teologi, trascinatori di folle, campioni di fede!?!… Avremmo fatto anche noi la stessa scelta fatta da Gesù per circondarci di persone che avrebbero dovuto accompagnarci per tre anni di servizio tra l’ostilità di tutti? Noi forse no, ma Gesù sì!
Gesù lo ha fatto perché le Sue scelte non sono mai state ispirate da un criterio che tenesse conto dell’apparenza delle persone. Egli era consapevole della mancanza d’istruzione, ma conosceva i sentimenti, la disponibilità; un “materiale grezzo” che si sarebbe lasciato plasmare dal Signore. Messaggio; i religiosi contemporanei di Gesù spendevano ore per discutere sulle più elaborate interpretazioni della Legge giudaica, si affannavano in complesse cerimonie formali, prive di ogni valore spirituale, Gesù sceglie di annunciare il più semplice e, allo stesso tempo, efficace dei messaggi: Ravvedetevi, il Regno di Dio è giunto fino a voi! Perdonate affinché siate perdonati, prendete la vostra croce e seguitemi, chi ha sete venga a Me e beva dell’acqua della vita…!”. Il messaggio di Gesù era semplice, diretto, efficace – difatti non è mai stato invitato a predicare in grandi conferenze mondiali. Tutto sommato il Suo messaggio era scomodo! La scelta scomoda dell’ubbidienza, nella famiglia, nel mondo, negli amici, nel modo di parlare…

La scelta scomoda della croce: Gesù, come ultima scelta, decise di deporre la propria vita Giovanni 10:18 Non la considerò cosa di cui potesse assolutamente privarsi, non pensò di escogitare un modo per evitare di prendere questa ulteriore e dolorosa decisione. No, ma guardò invece alla “gioia che gli era posta dinanzi”, sprezzando l’infamia, sopportando gli insulti, gli sputi, le provocazioni.
Cristo Gesù scelse ancora una volta per il nostro bene, sapeva che: se il granello di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, porta molto frutto… e che dirò? Padre, salvami da quest’ora! Ma è per questo che sono venuto incontro a quest’ora. Padre, glorifica il tuo nome” Giovanni 12:24,27 . Questa era indubbiamente la somma di tutte le scelte scomode compiute in precedenza.
I chiodi della croce erano il segno del Suo arrendimento assoluto, l’abbandono del Padre il dolore più lacerante, il peccato che Egli portava per noi il peso più gravoso. Ma questa ultima scelta di Cristo era la più grande delle Sue vittorie, il prologo della Sua risurrezione, il trionfo della Sua umiliazione.
Portare il nome di cristiano è una scelta scomoda, perché si
partecipa alle stesse sofferenze di Cristo. Scelte scomode che non provengono dalla mente (infatti, spesso apparentemente non sono logiche); non sorgono dalle emozioni (sono scelte che non fanno sentire bene, anzi producono in noi un profondo disagio) non sono dettate dall’orgoglio (molto spesso non sono popolari, comuni). I Cristiani con la “C” maiuscola, devono saper prendere queste decisioni, compiere queste scelte, spesso impopolari, tutt’altro che coerenti col “senso comune” e che non cercano il sostegno delle nostre sensazioni. Sono scelte che provengono dal profondo dell’anima nostra, guidate dallo Spinto Santo, confermate dalla Parola di Dio, che ci presenta la volontà del Padre alla quale dobbiamo incondizionatamente ubbidire, senza compromessi.
Le nostre scelte determineranno il tipo di cristianesimo che vivremo. Cristo ha un Suo stile, e noi?

Dieci ragioni per cui amo servire il Signore come pastore di una chiesa locale.

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Dieci motivi per gioire per il privilegio di servire come pastore di una chiesa locale.

1. La Chiesa è l’unica istituzione che Cristo ha promesso di costruire e benedire. Egli disse: “Io edificherò la mia chiesa; e le porte degli inferi non devono sovrastare “(Matteo 16:18). Lo scopo di Cristo nel mondo è quello di chiamare a sé un popolo redento che sarebbe arrivato a lode della sua gloria. Egli sta costruendo la chiesa. Quindi prendo grande sicurezza e consolazione, sono grato per avere una piccola parte nella grande opera del nostro Signore.

2. Le funzioni del Corpo prendono posto in chiesa. La chiesa è dove Dio ha ordinato il suo popolo di riunirsi per celebrare la Cena del Signore, per adorarlo, e di incoraggiare e una reciproca edificazione. E ‘la mia gioia per chiamare il popolo di Dio al culto, proprio come dice il salmista, “Venite, adoriamo e inchinarsi; cerchiamo di ginocchio davanti al Signore, nostro Creatore. Egli è il nostro Dio, e noi siamo il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce “(Salmo 95: 6-7).

3. La chiesa è dove la Parola di Dio è regolarmente insegnata. Predicare la verità della Scrittura, significa che Dio mi usa per dispensare la sua grazia. L’apostolo Paolo comandò a Timoteo  “predicare la parola” (2 Timoteo 4: 2). Ho il privilegio ogni Domenica di proclamare il messaggio di Dio al suo popolo – un messaggio di grazia, con cui Dio salva la gente e trasforma la vita.

4. Nella preparazione per predicare ed insegnare, ho l’opportunità di essere consumato con lo studio e la comunione con Dio. Per ogni ora sul pulpito, ci sono molte ore trascorse in preparazione e preghiera. E quelle ore trascorse ogni settimana in presenza di Dio sono un privilegio elevato e santo.

5. Ho la profonda gioia di investire la mia vita in una specifica comunità di credenti. Sono direttamente responsabile a Dio per la vita delle persone che mi ha dato da pascere. Come il pastore di una congregazione locale, ho un rapporto con il mio popolo come quello di un pastore e le sue pecore. Insieme ai miei collaboratori, anziani, sono chiamato a vegliare su di loro anime come uno “che darà conto” (Ebrei 13:17).

6. IL pastore viene fornito con un alto livello di responsabilità. Perché mi vedono settimana dopo settimana, le persone nella mia chiesa conoscono la mia vita e la mia famiglia, i miei punti di forza e di debolezza. Conservo quel tipo di responsabilità. Serve come un costante incoraggiamento per me di riflettere Cristo in tutto ciò che dico e faccio.

7. Come pastore, ho la gioia di coltivare guida spirituale all’interno della chiesa. Mi piace la sfida di costruire un gruppo di credenti efficace dal popolo Dio ha posto nella chiesa. Quando qualcuno inizia un lavoro,  può assumere le persone che vuole, è ‘un’altra cosa costruire con il popolo che Dio ha chiamato, quando pochi di noi sono saggi, potenti, o nobile per gli standard del mondo (1 Corinzi 1,26). Dio rivela la grandezza del suo potere dimostrando che c’è nel mondo le sue risorse più preziose.

8. Come pastore abbraccio tutta la vita. Condivido la gioia dei genitori per la nascita di un figlio, così come il dolore dei bambini per la morte di una madre o padre. Ho da festeggiare matrimoni; Ho anche da offrire consolazione ad un funerale. C’è una imprevedibilità inevitabile che accompagna la mia vocazione – un’incredibile avventura che può iniziare in qualsiasi momento. E ‘in quei momenti che il pastore va oltre il suo sermone e che stà sulla breccia per Dio nella vita del suo popolo.

9. Le ricompense della vita di un pastore sono meravigliose. Mi sento amato, apprezzato, e di fiducia – tutto il risultato di essere uno strumento che Dio ha usato per il progresso spirituale del suo popolo. So che la mia gente prega per me e che mi curano profondamente. Ho un debito di gratitudine a Dio per questo. Sono onorato di essere un canale attraverso il quale la grazia di Dio, l’amore di Cristo, e  la consolazione dello Spirito Santo può essere reso reale per le persone.

10. C’è grande gioia nel fare ciò che Dio mi ha chiamato a fare. In realtà, ho paura di non essere un buon pastore. Quando avevo 23 anni, il Signore mi ha liberato dalla droga e dall’alcol, non sapevo che fine avrei fatto senza di Lui, forse in qualche centro di recupero, in carcere o in un cimitero. Ma quando mi hanno parlato dell’amore di Dio e gustato la Sua meravigliosa Grazia, ho affidato la mia vita a servire Cristo. Gli ho detto che non avrei più fatto resistenza su ciò che Egli voleva che io facessi, che disposto a predicare la Sua Parola, ovunque!

Dio mi ha chiamato ad essere pastore “per il perfezionamento dei santi in vista dell’opera del ministero e dell’edificazione del corpo di Cristo, (Efesini 4,12). La ricompensa di essere un pastore supera di gran lunga qualsiasi peso o frustrazione che potrò mai sentire nel ministero. E così io dico con l’apostolo Paolo, “corro verso la meta per il premio della vocazione di Dio in Cristo Gesù” (Filippesi 3:14).

non mollo!                                                                                                  Angelo Rossi

non mollare la presa

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II Samuele 23:9-10

La Parola ci parla di questo uomo valoroso al servizio di Davide, rimase fedele tutta la vita, al re coraggioso, perseverante, insieme ad altri, corsero grandi rischi, ma ampiamente onorati a tempo debito, con grandi vittorie insieme al loro conduttore. Forse noi, non aspiriamo ad essere ricordati in un catalogo di valorosi in una delle guerre di questo mondo, ma a volte anche noi abbiamo diverse battaglie da vincere, si sta scrivendo un registro di eroi al servizio del Re, coloro che combattono per Cristo, fedeli, perseveranti, costanti, che non si arrendono mai, disposti a condividere le sofferenze di Cristo, rimettendo la loro sorte in Colui che è maggiore di Davide, e verrà il giorno in cui la gloria del Signore si rifletterà sui Suoi seguaci.

Consideriamo la figura di Eleazar. Il testo ci ricorda una delle Sue imprese, molto istruttiva e la prima lezione che troviamo riguarda la POTENZA INDIVIDUALE. I Filistei avevano cominciato la battaglia e i figli d’Israele erano usciti per combattere ma, per qualche ragione, voltarono le spalle… Questo ci parla di una umiliazione iniziale. mentre gli Israeliti si ritiravano sulle alture… Eleazar, “si levò e colpì i Filistei“. Era un uomo di notevole individualità di carattere, un uomo che conosceva se stesso, ma sopratutto, conosceva il Suo Dio, non si volle confondere con la folla per fuggire solamente perché altri lo stavano facendo. Egli non volle prendere come misura del proprio servizio i fallimenti e le cadute dei suoi fratelli ma, mentre Israele fuggiva, si alzò e lottò. L’obbligo personale di ogni individuo davanti a Dio è una di quelle lezioni che ciascuno di noi deve imparare. (qualcuno dirà: ma il Signore non obbliga nessuno; amen!) Ci viene insegnato al battesimo, dove ogni credente fa la propria confessione di fede e, per un proprio atto, si riconosce morto con Cristo. Ha i suoi diritti, ma deve assolve anche ai suoi doveri, è al servizio del Re, come un eroe valoroso che non fugge, ma compie il suo dovere, nel gran giorno del giudizio sarai chiamato e rendere conto delle tue personali responsabilità e non di quelle di altri. Eleazar sentì che doveva compiere il proprio dovere qualsiasi cosa gli altri facessero, perciò sguainò la sua spada contro il nemico per combattere con tutte le sue forze. Non dimentichiamo che la nostra responsabilità, in un certo senso, comincia e finisce con noi stessi. Supponiamo che tu ritenga che la chiesa, la tua chiesa sia in un momento molto triste. Tu sei responsabile nella misura in cui hai contribuito a creare quella condizione. È molto facile ritirarsi, fuggire…(a io non c’ero) trovare i difetti dell’operato altrui, (se mi davano retta, facevano come dicevo io) non criticare gli altri ma alzati e combatti! …potenza individuale

DEBOLEZZA PERSONALE. Eleazar, anche se si levò per combattere i Filistei era solo un uomo, e così lottò fintanto che la sua mano non si stancò e non poté più farcela. Raggiunse il limite della sua forza e fu obbligato a fermarsi.; esausto nel servizio del Signore. Eleazar: non si era stancato DI lottare, ma si era stancato NELLA lotta. …la sua mano, sfinita Desidereremmo e vorremmo servire il Signore giorno e notte, ma la carne è debole e non abbiamo la forza sufficiente per farlo, questo non è un peccato. Ma a volte il popolo di Dio si stanca di lottare! Se un contadino è stato nel suo campo a mietere dall’alba fino al tramonto, dice al suo signore: “Sono molto stanco, ho bisogno di dormire qualche ora”, quale tiranno gli rifiuterebbe il riposo?
Forse Eleazar si stancò perché nessuno l’aiutò. Che conforto quando riceviamo una buona parola da un fratello e una sorella; è incoraggiante sapere che, dopotutto, non sei solo e che altri sono impegnati nella stessa battaglia, zelanti per lo stesso Signore. Ma guardandosi attorno, Eleazar non vide nessuno e la grazia di Dio fu proprio in questo: si stancò solamente quando poté permetterselo.
Siamo creature così deboli; possiamo essere assaliti dalla stanchezza in ogni momento, ma quale grande benedizione è sapere che il Signore ci rende forti secondo le necessità del momento, e che solo quando abbiamo compiuto il nostro lavoro Egli permette che avvertiamo la fatica.

PERSEVERANZA. Ci viene detto che la sua spada si attaccò alla mano. Forse questo fenomeno si verificò a causa del sangue coagulato (qualcuno dice) ma, forse, la migliore interpretazione è quella che si riferisce ad un fatto che si verifica nelle battaglie tenendo stretto con forza qualcosa. La spada rimase unita alla mano a causa dell’energia con la quale egli mantenne la sua arma. La spada è simbolo della Parola di Dio, conoscerla, saperla usare è fondamentale per un credente, teniamoci stretti alla Parola in un modo ancora forte, migliore, un po di più. Un pastore ha detto: “Ci sono certi ‘convertiti’ sui quali non puoi fare alcun affidamento fino a quando non si convertono di nuovo”. E temo che sia veramente così. L’opera non è compiuta profondamente. Sono tra le schiere di quei fratelli che si ritirano nel momento della battaglia, che si stancano presto di lottare. La loro presa non è sicura. Non conoscono bene la spada, non la leggono, no studio, no preghiera… Ma colui che ha perseveranza nel lottare per il Signore tiene strettamente la Veritàper cintura dei vostri fianchi; rivestitevi della corazza della giustizia; mettete come calzature ai vostri piedi lo zelo dato dal vangelo della pace; prendete oltre a tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infocati del maligno. Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio; ne ha dimestichezza e la usa perché conosce bene ciò che possiede. Chi conosce intelligentemente e intensamente la Parola è come colui che tiene stretta la spada nella sua mano. Eleazar, avendo impugnato bene la sua spada mantenne la presa; qualsiasi cosa gli fosse accaduta nel corso della sua battaglia, non avrebbe lasciato l’arma nemmeno per un istante, se avesse aperta soltanto una volta la mano, quindi mollato, avrebbe perso la battaglia.
Vengo toccato nel vedere la perseveranza di uomini zelanti che amato così appassionatamente il loro lavoro per il Signore da non poter fare a meno di lasciarlo, o nella scuola domenicale, o nelle visite, nelle preghiere, anno dopo anno perseverano al loro posto, il loro cuore e i loro pensieri sono là, nella lotta, nel servizio; la loro mano rimane “attaccata alla spada”! E la tua? Come possiamo abbandonare l’Evangelo? E’ la nostra vita, la nostra anima, è tutto per noi.
Perché se evangelizzo, non debbo vantarmi, poiché necessità me n’è imposta; e guai a me, se non evangelizzo…1 Corinzi 9:16

Eleazar trattenne la spada e fu lui a operare una grande vittoria quel giorno… vero? No! La vittoria non è attribuita a Eleazar, “E l’Eterno concesse in quel giorno una gran vittoria” non fu opera sua ma del Signore, è Lui il Re “Non a noi ma al Suo nome diamo la gloria”. Lavoriamo per il Signore con zelo, con forza, con umiltà e con la consapevolezza che tutto dipende da Lui, dalla Sua benevolenza, dal Suo amore e dalla Sua grazia.

INCORAGGIAMENTO. “il popolo tornò a seguire Eleazar soltanto per spogliare gli uccisi“. Non è una bella immagine, ma quello che ci rattrista è pensare che molti che si professano cristiani assomigliano di più a increduli che a credenti? voltare le spalle nel giorno della battaglia. Ma vogliamo essere incoraggiati da questo verso; perché possono altri, che si sono ritirati, forse delusi, scoraggiati nella lotta, afflitti, sofferenti… ritornare indietro dal mio e il tuo zelo per l’opera di Dio; il Signore renderà forte e colui che è debole sarà incoraggiato dalla tua franchezza. Non mollare la presa, il Signore ti ha posto nel campo di battaglia per essere un Suo eroe, un valoroso per Gesù, Paolo esorta a Timoteo; ma sii di esempio ai credenti, nel parlare, nel comportamento, nell’amore, nella fede, nella purezza. Forse rimarrai solo a combattere, ma con la Potenza che Dio suscita in te e anche con la tua debolezza e con la tua perseveranza, vedrai per primo la gloria di Dio “E l’Eterno concesse in quel giorno una gran vittoria” Ma tu sii vigilante in ogni cosa, sopporta le sofferenze, svolgi il compito di evangelista, adempi fedelmente il tuo servizio
Egli si alzò…

 

Prendere l’asciugatoio

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Giovanni 13

Gesù insegnava alla Sua chiesa una delle lezioni più importanti. Riusciamo a comprendere la profondità di quanto Gesù ha fatto nel lavare i piedi ai Suoi discepoli?Stava istituendo un comandamento che doveva essere celebrato durante tutto il tempo di esistenza della Chiesa, come la Santa Cena o il battesimo in acqua. Egli prese il posto più in basso per mostrare a noi come umiliarci, ma questo passo dice molto più di questo! Gesù da un esempio di manifestazione fisica che più desiderava “prendere un asciugatoio” Se comprendiamo il gesto che fece Gesù nel lavare i piedi dei Suoi discepoli, comprenderemo i concetti di servizio e sottomissione. Vedete, servire gli uni gli altri con amore e sottometterci gli uni gli altri in santo timore, significa molto di più che prendere ordini o essere responsabili. Queste verità sono svelate solo nel contesto di “prendere l‘asciugatoio“. Per comprenderlo è necessario conoscerne l’utilizzo…

Toglie la sporcizia: i discepoli erano uomini amati da Dio, preziosi ai Suoi occhi, pieni di amore per Gesù, puri di cuore, in piena comunione con Lui. Eppure avevano della sporcizia sui loro piedi! (verso 10) Non avete bisogno che l’intero corpo sia lavato – soltanto i vostri piedi”. La sporcizia menzionata qui da Gesù non ha nulla a che fare con la sporcizia naturale. Riguarda il peccato – le nostre colpe ed i nostri fallimenti, il nostro cedere alle tentazioni, polvere lungo la strada… quante persone hanno della sporcizia attaccata a loro. Forse in settimana sei caduto in tentazione o hai deluso Dio in qualche modo. Non dico che hai girato le spalle al Signore. Al contrario – tu ami il Signore più che mai, ma sei caduto ed ora sei afflitto perché i tuoi piedi sono sporchi! Hai, abbiamo bisogno che qualcuno prenda l’asciugatoio Galati 6:1.  La parola greca fallo significa: “una caduta, un peccato, una trasgressione”. Noi siamo chiamati a ristorare ogni cristiano che cade nel peccato, se ha un cuore pentito. Il lavaggio dei piedi, nel suo più profondo significato spirituale, ha a che fare con il nostro atteggiamento sulla sporcizia che vediamo nei nostri fratelli o sorelle; ha a che fare con il servizio di “prendere l’asciugatoio” servite gli altri con amore, sottomettendovi gli uni gli altri nel timore di Dio. I credenti a volte possono essere molto crudeli, più cattivi e distruttivi che i malvagi in questo mondo. Gesù lo sapeva. Sapeva come reagiamo alla vista della sporcizia di qualcun altro – come ci atteggiamo ad essere più santi di lui, giudicando, sparlando, godendo nel vedere la sporcizia negli altri. Ma il loro divulgare questa sporcizia è il più sporco peccato tra tutti! Prendere un asciugatoio è un modo di essere cristiani, un impegno. Ciò significa che possiamo con la nostra forza, pulire la sporcizia dai piedi dei nostri fratelli. “Siamo chiamati ad aiutare a togliere via lo sporco – restaurare – fare ogni cosa affinché altri non si perdano ma vivano in Cristo!” La Bibbia afferma chiaramente che, ogniqualvolta un fratello o una sorella è sopraffatta da un peccato, dobbiamo ristorare quella persona – servendolo in amore, sottomettendoci a lui nell’amore di Dio. Ma, come possiamo farlo? Dobbiamo prendere l’asciugatoio della misericordia di Dio e andare da coloro che sono afflitti. In quell’amore speciale di Gesù, dobbiamo sottomettere le nostre umane tendenze che ce lo fanno ignorare, giudicare, svergognare; siamo mandati con un asciugato per aiutare, a lavare via i suoi peccati, condividendo con lui la Parola di Dio che corregge, guarisce, lava e conforta.

Da conforto: questa è il secondo utilizzo dell’asciugatoio… Sapete cosa si prova quando siete a piedi nudi e dovete camminare in mezzo alla melma? La sporcizia che incrosta i piedi sono distrutti. Ci sentiamo meglio quando i piedi sono lavati e puliti. Ricevono conforto! Quando Gesù lavò la sporcizia dai piedi dei discepoli, essi ne furono confortati. Gesù stava loro insegnando quanto fosse confortevole rimuovere le trasgressioni! In 1 Corinzi 5, leggiamo di un uomo nella chiesa che era caduto nel terribile peccato dell’incesto. Viene allontanato, più avanti, 2 Corinzi 2:7-8, Paolo scopre che lo stesso uomo si era pentito e che la chiesa lo aveva perdonato. Coloro che nella chiesa avevano visto la sua disperazione ed umiltà, furono sopraffatti da uno spirito di misericordia. Lo incoraggiarono, furono ben disposti a lavargli i piedi. Ora pulito, restaurato nel corpo della chiesa di Gesù Cristo. Che splendida immagine! Ci sono oggi molti cristiani che si trovano nella stesse situazioni, dopo essere stati sopraffatti da un peccato, questo rimane incrostato in loro e non c’è nessuno con l’asciugatoio; solo pettegolezzi! La chiesa deve essere differente, deve essere una casa di pulizia! Efesini 4:32 Se vogliamo essere d’animo benigno – prendiamo l’asciugatoio per ristorare un fratello o una sorella non abbiamo bisogno di sapere i dettagli del come quella persona si è sporcata. Gesù non chiese ai suoi discepoli: “Come mai i vostri piedi sono sporchi?” Egli volle solo pulirglieli – per gettare la sporcizia via da loro. Il Suo amore per loro era incondizionato. Nello stesso modo, coloro che vogliono camminare nella pienezza di Gesù Cristo, debbono avere questo atteggiamento d’amore verso coloro che hanno i piedi sporchi. Molti poi, vogliono indagare su tutti i particolari. “Ti voglio lavare i piedi. Ma dimmi, com’è successo? Come mai hai questa sporcizia?” il confortatore curioso realizza: “Oh, questo è peggio di quanto pensassi. Non voglio essere immischiato in questa faccenda. Non saprei come trattarla”. Egli giudica la persona, al di là di qualunque aiuto e fa la scelta di ignorarlo. Fa cadere il suo asciugatoio e se ne va per la sua strada. Non possiamo mai lavare i piedi di nessuno se indossiamo la veste di giudice! Dobbiamo togliere via i paramenti di giustizia, l’atteggiamento di «io sono più santo di te», prima che proviamo a pulire Gesù, fa un gesto che dovremmo prendere di esempio, verso 4. Via da noi ogni pensiero di propria rettitudine, ogni orgoglio, ogni pensiero che non potete sottomettere! Un atteggiamento che dica: “Non m’importa quanto hai fatto. Se sei pentito e vuoi ascoltare la Parola di Dio, io sarò benigno e sensibile verso di te!” Gesù si umiliò a pulire la sporcizia e confortare anche i piedi di Giuda, che Satana aveva già messo nel suo cuore di tradirlo. Tali eravamo alcuni di noi, ma i nostri piedi sono stati lavati da Gesù! Vi chiedo – se Gesù vuole giustificare tutti i peccatori, perché noi non abbiamo la volontà di lavare i loro piedi? Paolo afferma che dobbiamo essere gentili e pazienti verso chiunque: 2 Timoteo 2:24-26 Un vero risveglio riflette questo spirito di gentilezza uno spirito che ha voglia di prendere l’asciugatoio per pulire e ristorare qualche credente che si è sporcato!

Unisce: il terzo utilizzo dell’asciugatoio… Giovanni 13:6-8 “Pietro, se ti lavo i piedi abbiamo un fondamento per la fratellanza, una base per la vera unità“. Nessun pastore può portare unità all’interno di una chiesa semplicemente mettendo in atto dei programmi o attraverso la propria predicazione. No, l’unità viene dal prendere l’asciugatoio! Cosa ha fatto Gesù quando ci ha salvato? Egli ha spazzato via tutti i nostri errori e le nostre colpe, ha ripulito i nostri peccati e siamo stati interamente puliti. Ci ha messo gratitudine, riconoscenza e gioia nella nostra anima. Tutto ciò è comunione con Lui, a motivo di quello che aveva fatto per voi. Questo è il segreto dell’unità! Quando ci cingiamo dell’asciugatoio della misericordia verso i fratelli afflitti ed abbattuti, incoraggiandoli attraverso il nostro abbraccio nella loro afflizione – sottomettendoci in santo timore, lavando via i loro sentimenti di indegnità, angoscia e disperazione; amandoli ed avendo cura di loro. Abbiamo costruito un fermo fondamento per una vera unità ed una gloriosa fratellanza. Siete uniti da una comune esperienza, essere lavati dall’acqua della Parola di Dio! Parlate di gratitudine e quel cristiano sarà vostro amico per sempre! Vi difenderà, vi amerà, farà qualunque cosa per voi. Vi dirà: “Sei stato vicino a me in tempi difficili. Potete immaginare una chiesa riempita da persone di questo stampo – le quali rifiutano di ascoltare anche una sola parola a proposito della sporcizia di qualcuno, che si affliggono quando qualcuno è afflitto, che accolgono ogni fratello o sorella disperati ed afflitti da colpe, con parole di amore e speranza? Questo messaggio è diretto tanto a me quanto a chiunque; per grazia di Dio, voglio cingermi dell’asciugatoio insieme ad altri, per cercare gli afflitti i cui piedi hanno bisogno di esse puliti dalla sporcizia.                Giovanni 13:14,17

perché non prego?

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Filippesi 4:6

 perché è così difficile per i Cristiani pregare?

L’enfasi di Paolo è chiara: pregate sempre prima! Non dobbiamo pregare solo come ultima risorsa Passiamo le giornate preoccupandoci, agitandoci, vivendo con una nuvola nera sopra la loro testa, perché non riescono a trovare una risposta ai nostri problemi. Perché è così difficile cercare Dio per i loro bisogni disperati durante i momenti di crisi? Eppure: Salmo 34-15, 17; 1 Giovanni 5:14-15; Matteo 21:22; Salmo 102:17; 138:3; 81:7… Queste testimonianze e promesse sono l’evidenza della cura che Dio ha per noi. E sono anche così varie, profonde e numerose, che non riesco a capire come non possiamo vederle! Eppure, per quanto riguarda la preghiera, la Bibbia ci offre più che promesse. Ci dona anche avvertimenti circa il pericolo che uno corre quando trascura la preghiera: “Come scamperemo noi se trascuriamo una così grande salvezza…” (Eb. 2.3). La parola greca per “trascurare” qui significa “dare scarsa considerazione; considerare superficialmente.” La domanda è: Come può il popolo di Dio – coloro che sono costantemente sotto l’attacco delle forze dell’inferno, che devono affrontare guai e tentazioni da ogni direzione – passare settimane e settimane senza cercarlo? E come possono professare di amarlo e credere nelle sue promesse senza accostarsi mai al suo cuore? Perché non preghi? 4 ragioni, fai attenzione:

Non prego perché ho un amore tiepido per il Signore! “tiepido”, non voglio dire che egli è freddo verso il Signore, ma il suo amore è “a buon mercato” – non costa nulla. “Ma ho questo contro di te: che hai abbandonato il tuo primo amore” (Ap. 2.4) la chiesa di Efeso, in Apocalisse, prima li loda per tutto quello che hanno fatto, riconosce la fatica, il rifiuto di accettare le false dottrine, senza scoraggiarsi o arrendersi durante i momenti di persecuzione, schierandosi sempre dalla parte dell’Evangelo. Ma, Cristo dice: Avevano abbandonato quell’amore fervente e costoso che essi avevano per Lui! Avano dimenticato la disciplina costosa di entrare alla mia presenza, per avere comunione con me!” Gesù sta parlando di credenti che avevano iniziato il loro cammino cristiano con un amore ardente per lui. È possibile che servi devoti che un tempo correvano a cercarmi nella loro stanza di preghiera, ora quasi non preghino più!” Possiamo dire di amarlo – ma se non ci facciamo mai vedere da lui, diamo evidenza di non amarlo. Non importa il tono di voce con il quale lodiamo il Signore in chiesa, quante volte gli diciamo ti amo, quante lacrime scendono. Possiamo donare generosamente il nostro amore ad altri, odiare il peccato, rimproverare chi fa del male – ma se il nostro cuore non si sente attirato in continuazione alla presenza di Cristo, semplicemente non Lo amiamo. Prendete la preghiera alla leggera, trascurarla, secondo le parole di Gesù, è la prova che avete perso il vostro amore per lui. Tutte le nostre opere sono vane, se noi non ritorniamo ad avere un amore vivo ed ardente per Gesù. Dobbiamo renderci conto che: “Amare Gesù non significa solo darsi da fare. Implica anche la disciplina giornaliera di mantenere una relazione con lui. Questo costa!”

non prego perché ho cambiato l’ordine delle priorità! La priorità è l’importanza che si attribuisce a qualcosa. I Cristiani che trascurano la preghiera sono persone che hanno cambiato le loro priorità. Molti si ripromettono di pregare se e quando troveranno il tempo. E settimana dopo settimana, questa ricerca assume un’importanza inferiore che lavare la macchina, pulire la casa, far visita agli amici, uscire a cena, fare compere, guardare eventi sportivi. Semplicemente non cercano di trovare tempo per la preghiera. Nei giorni di Noè era lo stesso. Le priorità più alte erano mangiare e bere, comperare e vendere, sposarsi e provvedere per le loro famiglie. Non avevano tempo per ascoltare il messaggio dell’imminente giudizio di Dio. E quindi quando il giudizio arrivò, li trovò tutti impreparati.

Evidentemente nulla è cambiato con il trascorrere dei secoli, Dio rimane in fondo alla lista delle priorità. Oggi, si vedono molti credenti che vanno da qualche pastore, profeta o evangelista per pregare per loro; vogliono sentire il tocco di Dio e avere qualche esperienza della sua presenza. Ma anche se dovessero ottenere quello che cercano, questa esperienza dura solo per breve tempo. In tutta questa ricerca, non dedicano neppure cinque minuti alla preghiera! Carissimi, il Signore non vuole i vostri avanzi – quei piccoli ritagli di tempo durante i quali avete un minutino per mettere insieme una preghiera veloce. Quello non è un sacrificio di preghiera, ma un offerta imperfetta – che inquina l’altare. Malachia 1:8 Dio voleva che la sua gente cercasse con cura nel gregge, esaminando ogni animale, per poter offrire l’esemplare più perfetto per il sacrificio. Allo stesso modo oggi, Dio si aspetta la stessa cosa da noi. Vuole il nostro tempo migliore – durante il quale egli non si senta di dover andare di fretta. E da parte nostra noi dobbiamo far si che tale periodo di tempo speciale diventi una nostra priorità!

non prego perché ho imparato a vivere senza preghiera! Molti credenti pensano che tutto ciò che si richiede da loro è di andare in chiesa, presenziare al culto, ascoltare il sermone, resistere la tentazione, fare del loro meglio e tutto andrà nel migliore dei modi. Questo è il sacrificio che essi danno a Dio, pensano che Egli sia soddisfatto e loro apposto! È pericolo per un credente vivere senza pregare, crescere in comunione con il Signore; si finisce per diventare estranea a Lui. “Si, avete fatto molte grandi opere – avete guarito la gente, avete fatto miracoli, avete condotto molta gente nel mio regno. Ma non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, io non vi conosco!” Come potremo sfuggire a tale giudizio, se trascuriamo il suo grande dono della salvezza? Potremo rispondere: “Signore, mi rendo conto che ti ho dedicato molto poco tempo. L’ho speso tutto per me, per la mia famiglia e per la mia carriera. Ma ora sono pronto a passare tutta l’eternità per fare la tua conoscenza.” Pensate che questo gli stia bene? No di certo! Senza preghiera siamo senza potenza; superficiali nella fede, facili bersagli per i falsi insegnanti, facili da sviare dalla vera Buona Notizia.

non prego perché non credo che Dio ascolta la mia preghiere! Con il passare del tempo, molti credenti si scoraggiano a causa di preghiere senza risposta e alla fine, semplicemente rinunciano a pregare. Pensano: “Forse non ho abbastanza fede. Isaia 58.2-3. Accusavano Dio di “abbandono d’infante!” Dicevano: “Io amo Dio – faccio le cose giuste ed evito il peccato, sono stato costante nell’avvicinarmi a Lui in preghiera. Ma, non mi ha mai esaudito! Non si è mai preoccupato delle mie preghiere!”, non è successo nulla! Attenzione – il nostro Dio è assolutamente fedele. “…sia Dio riconosciuto veritiero e ogni uomo bugiardo…” (Ro. 3.4) “Non importa se udite mille voci che dicono ‘La preghiera non funziona. Dio non mi ascolta!’. La parola del Signore è inamovibile – ed Egli è fedele nell’ascoltarci!” Gesù disse: “Tutte le cose che domanderete in preghiera, se avete fede, le otterrete.” Matteo 21.22 In parole povere “Se credete veramente, saprete pazientare ed attendere una risposta dal Padre Celeste, non importa quanto dovrete aspettare, perché per fede sarete certi che Egli vi esaudirà!” Se Dio è in ritardo nell’esaudire una vostra particolare preghiera, potete essere certi che Egli sta mettendo alla prova la vostra fede. Vuole che voi abbiate fede in Lui anche quando sembra essere silenzioso. Ed Egli vi mette alla prova per vedere se direte: “Ci rinuncio. Non risponde!” Alla fine Egli vuole che la vostra fede si riveli pura come l’oro – cosi saremo pronti a ricevere molte risposte, sia per voi che per altri!

Ritirati nella tua camera regolarmente e cercalo con tutto il tuo cuore. Quella è la tua risposta per la guarigione della tua vita coniugale, per la salvezza di membri della tua famiglia, per ogni bisogno nella tua vita. La risposta potrebbe non materializzarsi dalla sera alla mattina. Tuttavia, Dio compirà la sua opera a suo tempo e nel suo modo. La nostra parte è quella di credere che Egli è fedele nel rispondere perché tu sei il suo amato figlio!

 

…come scamperemo noi se trascuriamo una così grande salvezza?

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Ebrei 2:1-3

Tutti noi conosciamo amici, familiari o conoscenti, che una volta camminavano fianco a fianco con Gesù -ma che si stanno allontanando da Cristo! Sicuramente ricorderete i primi giorni della conversione di molti cristiani, quando zelanti e pieni d’amore per il Signore, pregavano ed adoravano il Salvatore nella casa di Dio. Oggi sembrano persone differenti. Ogni giorno lentamente si stanno allontanando da tutto ciò che una volta conoscevano ed amavano, tralasciano Gesù per andare nella direzione opposta! Molti di loro non si riconoscono peccatori né ammettono di essere in pericolo. Dicono: “Che male c’è se non vado in chiesa? Sono sempre lo stesso, amo Dio a modo mio. Non mi ubriaco, non mi drogo, non trascuro la mia famiglia. Sono onesto e lavoro tutto il giorno. Ma non riescono a vedere il pericolo che incombe. Non riflettono che stanno trascurando Gesù! È come un uomo che naviga sul fiume, e si dirige proprio verso la cascate, rema tranquillo e pigro. Ma le persone che sono sulle rive del fiume lo avvertono urlando: “Fermati! Torna a riva – sei in pericolo! Sbrigati prendi i remi!”. Sono quelli che ci danno un ultimo avviso di salvezza. Ma l’uomo in barca sorride e dice: “ Io sono a posto, non vedo alcun pericolo, non c’è problema “. Quando ci allontaniamo da Gesù, il problema non è quanto noi pensiamo di essere a posto con Lui. Noi siamo in pericolo! Stiamo deviando verso la totale cecità spirituale, verso la morte. Il fiume della trascuratezza ci porta lentamente molto lontani dal Signore.! …come scamperemo noi se trascuriamo una così grande salvezza?

Un rischio per tutti: Lo scrittore agli Ebrei indirizza queste parole agli “eredi della Salvezza” (1:14), tutti cristiani sinceri che amano il Signore. “State in guardia e non allontanatevi!”. La storia del popolo di Dio è piena di allontanamenti, di apostasia, di trascuratezza e dimenticanza . Mosé ed i profeti non riuscivano a credere alla tendenza che il popolo di Dio aveva nel dimenticare velocemente il Signore e alla rapidità con cui tornavano indietro nelle vecchie vie. Una intera generazione di gente che si lamentava, di calunniatori, di materialisti, di increduli, di trascurati e di irrispettosi furono spazzati via dal giudizio di Dio, consumati nel caldo deserto. Mosé guardando un residuo di popolo provato, che era rimasto fedele disse: Deuteronomio 4:3-4 Nessuno ha mai avuto Dio vicino a sé come lo avete avuto voi!“. Ora essi stavano per entrare nella Terra Promessa – nella pienezza del Signore! Io credo che quella parte di popolo rappresenti il santo residuo di oggi – seguaci di Cristo che si sono aggrappati al loro Signore nonostante forti prove e deserti da attraversare. (verso 9). Mosé diede un avvertimento proprio quando erano vicino a Dio! “guardati da dimenticare l’Eterno che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù” Sapete tutti che è difficile essere fedeli al Signore in tempi dove tutto va a bene, mentre è molto più facile esserlo quando siamo nella prova e nelle difficoltà! Credete che il residuo del popolo rimase attaccato al Signore? Niente affatto! Ma quello che il diavolo non riuscì a fare loro con la lussuria e la concupiscenza, lo fece tramite la ricchezza, la benedizione e l’abbondanza: (Gerusalemme) si è ingrassato e ha recalcitrato; ha abbandonato Dio; ha disprezzato la Roccia della sua salvezza… Dio che ti ha formato”. Questo tema ricompare sistematicamente attraverso i vari profeti. “Il mio popolo… ha dimenticato il luogo del suo riposo (rifugio)” (Geremia 50:6). “Perciò così dice il Signore, l’Eterno: Poiché mi hai dimenticato e mi hai gettato dietro le spalle…” (Ezechiele 23:35). “Israele ha dimenticato colui che l’ha fatto…” (Osea 8:14). “Come ha potuto Israele commettere questo, dopo tutto ciò che Dio ha fatto per loro, dopo aver ricevuto tutte le Sue benedizioni ed essere stati a Lui così vicino?”. E noi cosa stiamo facendo? Anche il più devoto dei credenti può cominciare ad allontanarsi

la causa principale la “Trascuratezza”: Tutti noi passiamo dei periodi dove non abbiamo nulla da fare. Ma spesso invece di correre alla presenza di Cristo e di bere dalla Sua Vivente Fonte, lasciamo trascorrere inutilmente il tempo. Lentamente cominciamo a diventare pigri e passivi nelle cose del Signore. E prima di riuscire a comprenderlo, siamo presi nel vortice della corrente della trascuratezza, una deviazione pericolosa, e ci riesce sempre più difficile tornare ad un’intima comunione con Cristo! Pian piano ogni giorno trascuriamo qualcosa che appartiene a Dio. Satana sa bene i nostri punti deboli e i nostri punti di forza, perciò cerca di allontanarci dal culto in chiesa, riunione di preghiera. Ti sta accadendo questo? Hai trascurato qualcosa che ti fa bene al cuore, come la preghiera, la meditazione della Bibbia? Forse lo trascuri solo per qualche giorno… poi per qualche settimana … Trascurando qualcosa oggi e qualcosa domani, sarai portato subito sulla strada dell’allontanamento!

segni e tendenza pericolosi dell’allontanarsi: 1. Discontinua presenza nella casa di Dio. Non fai nessuno sforzo per essere presente alle riunioni; vengono prima altre cose. Ma coloro che sono più attaccati a Gesù, comprendono che una volta cominciato a trascurare la casa di Dio, si è tagliati fuori dalla vita spirituale! Stare lontani dal corpo è come staccarsi dalla testa, quindi per mantenere la vita spirituale del corpo, bisogna necessariamente esserci attaccati. 2. Minor tempo trascorso in comunione con Gesù, maggiore invece con gli amici . Coloro che sono fedeli a Gesù non badano a spese, pur di darGli tutto il loro miglior tempo! Due tipi di giornate: attaccato al Signore (preghiera lettura mattina sera) Colui che si allontana da Cristo comincia la sua giornata correndo. Le sue preghiere sono solo “mentali”. Ha sicuramente il tempo per qualsiasi cosa – tranne che per Gesù. 3. la disciplina necessaria per non allontanarsi; se non fai nulla – se siedi passivamente, facendo solo le tue cose – allora ti allontanerai totalmente da Gesù! Potrai parlare come un vero credente, e potrai sembrare santo – ma avrai uno spirito morto, un cuore indurito!

Conseguenze: 1 Il Signore avvisa: “Adesso non avete prove, avversità o malattie, ma state certi che verranno; sono alla porta! E quando la calamità viene, chi potrà confortarvi ed aiutarvi, se voi non desiderate la Mia compagnia?”. Geremia 18:15,17 e ancora la Bibbia dice: Proverbi 1:24-32 2. Il peccato di allontanarci e dimenticare Dio apre la porta a tutti gli altri peccati! Se ti sei dimenticato di Lui, non potrai essere sorpreso quando cadrai in ogni genere di scelleratezze: adulterio, pornografia, alcolismo – cose delle quali non ti crederesti mai capace!

…come scamperemo noi se trascuriamo una così grande salvezza?

“Signore Gesù, perdonami per tutte quelle volte che trascuro il Tuo corpo, la Tua Parola e la comunione con Te. Ho tempo per tutti e per tutto, tranne che per Te. Perdona le volte che invece di venire a Te alla Tua presenza, vado verso la confusione ed il disordine perché sono diventato pigro. Perdonami Signore, non voglio voltarti più le spalle. Tu mi hai dato tutto ciò di cui ho bisogno nella Tua Parola, per essere santo, giusto in pace con Te. Voglio sempre essere ripieno delle Tue benedizioni. Rendimi affamato di Te!”.

dammi i tuoi domani

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Genesi 12:1; Ebrei 11:8

Un comando incredibile: Improvvisamente, Dio prende un uomo e gli dice: “Voglio che ti alzi e te ne vada, lasciandoti tutto alle spalle: la tua casa, i tuoi parenti, persino il tuo paese. Voglio mandarti in un posto, ma ti dirò dove man mano che percorrerai la strada”. Reazione… Ebrei 11:8

Non gli mostrò come avrebbe sostenuto o nutrito la sua famiglia, non gli disse quanto lontano sarebbe dovuto andare o quando sarebbe arrivato. Ma solo due cose: “Vai” “Ti mostrerò la strada”. In poche parole Dio gli disse: “Da questo giorno in poi, voglio che tu mi dia tutti i tuoi domani. Vivrai la tua vita mettendo il tuo futuro nelle mie mani, un giorno alla volta. Ti sto chiedendo di arrendere la tua vita alla promessa che sto per farti, Abrahamo. Se lo farai, io ti benedirò, ti guiderò e ti porterò in un posto che non hai mai immaginato”. Il posto in cui Dio voleva portare Abrahamo è il posto in cui vuole portare ogni membro del corpo di Cristo. Infatti, la figura di Abrahamo è di “un uomo modello”, un esempio di come camminare davanti al Signore, e di come piacere a Dio. Abrahamo non era un giovane quando Dio lo chiamò a prendere questo impegno. Era già zio di Lot, e probabilmente aveva un piano in mente per assicurare il futuro della sua famiglia. Perciò considerò diverse cose, ponderando la chiamata di Dio. Significava separare la sua famiglia dal resto dei parenti e dagli amici, e doversi fidare di Dio per tutto ciò di cui avrebbero avuto bisogno. Ma Abrahamo “credette nel Signore, che glielo mise in conto di giustizia” (Genesi 15:6). L’apostolo Paolo afferma che tutti quelli che credono e confidano in Cristo sono figli di Abrahamo, come lui, veniamo considerati giustizia perché prestiamo ascolto e affidiamo tutti i nostri domani nelle mani del Signore. Anche Gesù ci invita a questo stile di vita: Matteo 6:31-34 Non vuol dire che non dobbiamo fare progetti per il futuro o non fare niente; ma semplicemente: “Non siate ansiosi e non preoccupatevi per il domani”. Se ci pensi, la gran parte delle nostre ansietà sono concentrate su cosa potrebbe accaderci domani. Siamo assillati costantemente da due piccole parole: “E se?”. “E se l’economia crollasse, e perdessi il mio lavoro? Come pagherò il mutuo? Come potrà sopravvivere la mia famiglia? E se mi ammalassi dovessi andare all’ospedale?e se la mia fede non dovesse reggere nei momenti di crisi?”. Migliaia di “se” pieni di ansietà.

Gesù interrompe i nostri “se” Il vostro Padre celeste sa prendersi cura di voi”Matteo 6:26,28-30 Con gioia abbiamo dato al Signore tutti i nostri ieri, abbiamo confidato in Lui per il perdono dei peccati, per i fallimenti del passato, per i dubbi e le paure. Allora perché non dovremmo fare ugualmente con tutti i nostri domani? La verità è che ci aggrappiamo al nostro proprio futuro, volendo il diritto di tenersi i propri sogni. Facciamo i nostri piani senza Dio, e poi gli chiediamo di benedire e adempiere quelle speranze e quei desideri. Il nostro è un tempo di grande confusione dottrinale, la cultura materialistica del mondo imperversa molti genitori cristiani sentono la pressione di regolare la carriera dei propri figli, timorosi del loro futuro, questo ha prodotto una generazione di giovani così motivati al successo da essere stressati. Questi ragazzi hanno ricevuto il messaggio di non averne mai abbastanza e a chiedere di più. Corse per il successo, tutto e subito, ma anche droghe alcol, e ragazzi normali dai sogni semplici si sentono falliti, incapaci di poter competere. A tutti è stato istillato il timore del domani. È questa l’eredità dei cristiani che hanno conosciuto la fedeltà di Dio? Alzati e vai, e dammi tutti i tuoi domani. Permettimi di programmare i tuoi passi, e permetti al mio Spirito di guidarti. Arrendi tutti i tuoi piani e arrendi te stesso. Abrahamo dovette mettere da parte ogni piano, ogni speranza e ogni sogno, ogni preoccupazione per il futuro e per la sua famiglia. E non fu facile per lui. Significò mettere da parte ogni ansietà e ogni preoccupazione per il domani, e credere che Dio lo avrebbe benedetto e protetto in ogni situazione. Ma il nostro Padre celeste non chiede meno ai suoi figli oggi.

Attitudine nei domani: Per fede Abraamo, quando fu chiamato, ubbidì, per andarsene in un luogo che egli doveva ricevere in eredità; e partì senza sapere dove andava . Abrahamo incontrò molti pericoli, problemi, delusioni a causa della sua ubbidienza a Dio; così altri uomini o eroi della fede che leggiamo in Ebrei 11 esempi di fede, di affidare i nostri domani a Dio. L’apostolo Paolo, lascia la sua posizione sociale e religiosa quando Dio lo chiama, va e ti mostrerò quanto ( successi, gloria, onori sociali ?) devi soffrire a causa del Mio nome… Infatti la vita di Paolo si trasforma da persecutore a perseguitato; si alza e va, evangelizza parte del mondo conosciuto, 1° 2° viaggio missionario, poi viene messo in prigione, condotto a Roma…
“Perché questo è accaduto a me?” ma chi me lo fa fare? Perché?
Paolo aveva due opzioni nella sua situazione. Poteva auto-vittimizzarsi, “Perché proprio io?”. Poteva cadere in una voragine di disperazione, depressione: “Eccomi qui legato; il mio ministero è in catene, mentre gli altri lì fuori godono la raccolta delle anime. Al contrario, Paolo scelse di chiedersi: “
In che modo la mia situazione attuale può portare gloria a Cristo? Come posso trarre del bene da questa mia prova?”. Vedete, è possibile sprecare ansiosamente i nostri giorni aspettando di essere liberati dalla sofferenza. Se questo è l’obiettivo, mancherà il miracolo e la gioia di essere liberati dalle nostre prove. È lo stesso Paolo che scrive Filippesi 1:12                                                                                                                                                             La mia afflizione è diventata una fonte di gioia Queste catene hanno reso la mia predicazione più coraggiosa che mai. Quando lasci il tuoi domani nelle mani di Dio, le afflizioni si trasformano in gioia, le prove si trasformano in opportunità, le sofferenze in benedizioni; non essere rassegnato o indifferente alle tue circostanze. “Questa è l’afflizione che Dio ha permesso? Io ne trarrò il meglio. Questo non significa mettere il domani nelle mani di Dio. Filippesi 4:4 Ecco il messaggio da Abrahamo a Paolo: non dobbiamo fare qualcosa di grande per il Signore ma solo affidargli i nostri domani. Il nostro ruolo è mettere la nostra vita nelle mani di Dio e credere che si prenderà cura di noi. Cristo è predicato nelle tue attuali prove? La tua famiglia, i tuoi figli, vedono l’Evangelo all’opera in te? O vede solo panico, disperazione e lamentele sulla fedeltà di Dio?

L’avvicinarsi del domani: Per fede Abraamo, quando fu chiamato, ubbidì, per andarsene in un luogo che egli doveva ricevere in eredità… l’eredità si avvicina: Paolo scrive: “Affinché nel giorno di Cristo abbia di che gloriarmi, per non aver corso invano né invano faticato” Filippesi 2:16. Si sta avvicinando il giorno in cui Dio ci mostrerà il paese; alla presenza di Cristo ci verranno svelati i segreti della nostra redenzione. La Scrittura dice che quel giorno i nostri occhi saranno aperti, e contempleremo la gloria del Signore senza essere rigettati da lui. I nostri cuori si infiammeranno mentre ci svelerà tutti i misteri dell’universo e ci mostrerà la Sua potenza. Improvvisamente, vedremo la realtà di tutto quello che ci è stato messo a disposizione nelle prove terrene: la potenza e le risorse del cielo, gli angeli a nostra protezione, la presenza dimorante dello Spirito Santo. Paolo riassume il tutto in queste parole: “Fratelli, non ritengo di avere già ottenuto il premio, ma faccio una cosa: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso le cose che stanno davanti” (Filippesi 3:13). Anch’io stamattina mi protendo verso il domani, perché so che il Padre mio se ne prende cura… so che Dio mantiene la Sua Parola … che fa cooperare ogni cosa per il mio bene… che è con me e non mi abbandonerà mai.. che i suoi occhi sono su di me, e i suoi pensieri verso di me sono sempre buoni… che le sue promesse non possono fallire.

Affido al Signore tutti i miei domani

 

 

Chiamati a ricostruire

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Geremia 1:4-10

La parola del SIGNORE mi fu rivolta in questi termini... ” (4 ). Geremia nasce nell’ambito di una famiglia sacerdotale, nei pressi di Gerusalemme verso il 650 a.C. Il loro compito istituzionale è quello di occuparsi delle cerimonie del tempio. Geremia, però, sente di avere ricevuto una missione molto più alta, quello di essere portatore della Parola di Dio. Questo sarà per lui un compito tutt’altro che facile. Leggendo il libro, ci saranno momenti in cui questo compito è così pesante e pericoloso che se la prende con Dio per averglielo affidato e persino vorrebbe non essere mai nato! È infatti molto più facile una religione fatta di riti, cerimonie, e discorsetti di circostanza… È, invece, molto dura portare una parola che colpisce, taglia, esorta, mette in crisi, smaschera, chiama ad un cambiamento radicale, alla conversione… perché denuncia ipocrisia, ingiustizia, idolatria, compiacenza e il giudizio inappellabile di Dio se da tutto questo non ci si ravvede. Questo la gente non lo vuole sentire, infatti, impedisce a Geremia a non dire “quelle cose” e a fare come tutti gli altri (falsi) profeti compiacenti che dicono solo cose gradite. Egli però insiste… minacce, lo emarginano, lo respingono, strappano e bruciano i suoi scritti… La fede nel Dio vero e vivente, però, non è una religione di comodo, ha una Parola spesso “scomoda” sia per chi la porta che per chi la riceve, ma salutare, che incide, trasforma, cambia. Questa Parola è affidata a noi che abbiamo creduto e come per Geremia, non possiamo trattenere, ma dobbiamo annunciata ad altri…il messaggio che Dio ha per Geremia è lo stesso che Dio ha per te

Chiamata personale: strettamente personale. «Prima che io ti avessi formato nel grembo di tua madre, io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, io ti ho consacrato e ti ho costituito profeta delle nazioni» (5). Questa parola proclama l’assoluta sovranità di Dio su tutta la realtà e su ciascuna persona. Dio non solo è il Creatore di ogni cosa, ma anche Colui che determina ogni cosa e persona secondo i Suoi eterni propositi. Efesini 1:11; Romani 8:29,30. Nessuno nasce per caso ed a ciascuno Dio affida un compito, una funzione da assolvere. Geremia prende coscienza di essere stato destinato, riservato ad assolvere un compito nella sua vita: essere portatore della Sua Parola di giudizio e di salvezza. Geremia non è “uno qualunque”, allo stesso modo in cui la Bibbia non è “un libro come un altro”. La Bibbia è unica, insostituibile, inalterabile: è portatrice dell’infallibile Parola di Dio di giudizio e di salvezza rivolta “alle nazioni”, a uomini e donne di ogni tempo e paese. “Abbiamo...scrive Pietro la parola profetica più salda: farete bene a prestarle attenzione, come a una lampada splendente in luogo oscuro, fino a quando spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori” 2 Pt 1:19. Un messaggio destinato a far sorgere nei cuori “la stella mattutina”: il Signore e Salvatore Gesù. Per quanto eventualmente sgradita, Geremia, come tutti i fedeli servitori del Signore, sentono di avere il preciso dovere, costi quel che costi, di trasmettere inalterata la Parola d i Dio. 2 Corinzi 4:2

L’inadeguatezza: la Parola che riceve è di rivelazione e di vocazione, Geremia risponde confessando tutta la sua inadeguatezza. 6-9 ahi me! Geremia non è che un ragazzo quando riceve dal Signore la chiamata a diventare profeta. Egli si sente inadeguato ed inadatto a questo compito. La chiamata del Signore intimidisce, molti personaggi biblici, di fronte ad essa, confessano la loro inadeguatezza. Di fronte alla chiamata del Signore vi è persino chi fugge e si nasconde come Giona. Di fronte ai compiti che ci vengono affidati, spesso anche noi confessiamo di essere inadatti. Può essere senz’altro vero , come pure può essere anche una scusa per non doverci impegnare, faticare, scomodare, metterci in evidenza, essere criticati, essere respinti... Geremia stesso avrà più volte occasione di dire: “Ma chi me lo ha fatto fare! Perché è stato chiesto proprio a me di farlo e non a un altro?”. Il pastore si è sbagliato! Il proprio dovere, verso Dio e verso gli altri, però, non può essere evitato. Gesù stesso non va alla croce sicuro di se, con spavalderia… Egli prega: «Padre mio, se non è possibile che questo calice passi oltre da me, senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà» Matteo 26:42 Geremia si rivela una personalità tormentata, spesso preda della disperazione, ma mai sconfitto dai suoi avversari e dalle sue debolezze e paure perché è rafforzato non solo dal senso del dovere che deve adempiere, ma anche dalla promessa del Signore: “Io sono con te per liberarti”. Dio non ci chiede mai di fare qualcosa per il quale Egli pure non ci dia le risorse sufficienti per portarlo avanti con successo. Tutto questo ci indica pure come la Bibbia non sia “un libro piovuto dal cielo”, ma un libro scritto da veri uomini e vere donne come noi, con tutti i limiti e contraddizioni. Nella Bibbia traspare l’umanità dei suoi scrittori, la loro personalità ed anche i loro difetti. Eppure essa è, per grazia di Dio, in modo unico ed eccelso, Parola di Dio, …il Signore, DIO, non fa nulla senza rivelare il suo segreto ai suoi servi, i profeti.  Egli ha messo le Sue Parole nella bocca di ogni profeta, di ogni apostolo, di ogni credente.

Missione: ci è stata fatta una chiamata personale, siamo si inadeguati, ma nell’ultimo versetto è affermato lo scopo per Geremia: “Vedi, io ti stabilisco oggi sulle nazioni e sopra i regni, per sradicare, per demolire, per abbattere, per distruggere, per costruire e per piantare»” (10). Ricostruire è la finalità della missione di Dio affidata al profeta Geremia. Possiamo dire che la stessa sia la missione del messaggio dell’Evangelo, dell’intera Bibbia. Oggi molti affermano di volere udire, soprattutto dal pulpito, messaggi positivi, costruttivi ed edificanti. Se ne risentono, quando odono riprensione, denuncia, accusa… già ce ne sono fin troppe Vogliono sentire parlare di pace, di tolleranza, di accoglienza…                                 Demolire, può essere necessario, anzi, l’unica cosa da fare, quando, per esempio la condizione di un vecchio fabbricato è così cattiva che non conviene restaurarlo, ma buttare giù tutto e rifare la casa da capo! Perché è irrecuperabile, non bastano ritocchi, spostamenti vari… Il falso profeta annuncia: “… ma no… vedrete che andrà tutto bene… non preoccupatevi… Dio è buono… perdona tutto! Alla fine ci salverà!”. Era quanto voleva ascoltare la gente. Geremia: troppo negativo… Dio certo non ci castigherà , anzi!”. Necessario è demolire, sradicare distruggere e abbattere!                                                                  La nostra missione è ricostruire: Gesù una volta disse: “… se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo” (Luca 13:3). È il messaggio dell’Evangelo, quello autentico, che non annuncia una salvezza a buon mercato, ma che chiama al ravvedimento dalle nostre trasgressioni alla volontà rivelata di Dio ed alla fede in Gesù Cristo, altrimenti non ci potrà per noi essere speranza. Atti 26:20; Atti 17:30; Atti 2:38 Il messaggio dell’Evangelo, prima di proclamare la salvezza in Cristo, ammonisce che l’ira di Dio cadrà implacabile su chi non si ravvede.

È la mia e la tua chiamata, nell’inadeguatezza ma per sempre una missione affidata da Dio !

Ecco perché a volte (e sono buono) la nostra vita spirituale è insipida e irrilevante; la qualità della vita cristiana è lontana anni luce da come venivano descritti i cristiani dei primi secoli. Ci siamo forse “evoluti” oppure ci siamo degenerati? Prendiamo coscienza di tutto questo, lasciamo che il messaggio di Geremia, di tutta la Bibbia, sradichi, demolisca, abbatta, distrugga tutto ciò che in noi e intorno a noi non è conforme alla verità per poi costruire e piantare in noi un nuovo modo di essere, un nuovo modi di pensare. Tutto il resto è solo apparenza, inganno che non potrà reggere a lungo.

 

 

Raccomandazione giusta

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Giovanni 5:1-16

Trovare “la raccomandazione giusta” la “persona giuste”, soprattutto se buona, onesta, intelligente, saggia e di fiducia, è molto importante. Non è tanto quello che “si può ricavare”, ma per la buona influenza che esercitano su di noi. La “raccomandazione giusta”, più importante ed influente che potremmo mai conoscere ed avere rapporto è il Signore e Salvatore Gesù Cristo, perché Egli è l’unico che ci possa veramente “raccomandare” presso Dio.

Statistica: Secondo una ricerca del Censis del 2014, il 25% degli italiani chiede raccomandazioni. Un articolo dal titolo: “La logica clientelare che trasforma un diritto in un favore” dice: Ma alla fine, ognuno pensa a sé e cerca di salvarsi come può. (…) Un italiano su quattro ha confessato di essersi rivolto a un politico per ottenere la soluzione di un problema (…). Le cause che più recentemente portano i nostri connazionali a “baciare le mani” sono molteplici: si chiedono favori a questo o a quel politico di turno per tutto. Dall’ottenere un ricovero in ospedale (6,1%) alle preghiere per trovare un lavoro a un figlio o a un parente (5,2%), in particolar modo nel Nord Est e nel Centro. Si idolatrano per accelerare la pratica della pensione (3,5%), nel Centro Sud, o addirittura per iscrivere il figlio a scuola (3,2%). Nelle grandi metropoli la conoscenza diretta di politici e funzionari comunali agevola i meccanismi clientelari (27,7%). Negli agglomerati urbani con meno cinquemila abitanti, per garantire i diritti sul posto di lavoro spesso non si va dal sindacato, ma al sindaco di turno (8,4%). Lo stesso meccanismo clientelare va in scena per ottenere un ricovero; fino a 100 mila abitanti, ci si rivolge agli amministratori locali per avere un aiuto a trovare un impiego (7,7%)”.
Nel racconto evangelico di Giovanni, abbiamo letto di un uomo privo di risorse, non conosceva “la raccomandazione giusta” influente, che avrebbero potuto risolvere la sua difficile situazione. Ecco perché la sua vita era miserevole. Non conosceva nessuno “che contasse qualcosa” e, in ogni caso, nessuno di fatto si occupava di lui. Lui stesso non contava nulla agli occhi della società, anzi, non era una “persona produttiva”. Era solo, in fondo, “un peso per la società”. Quell’uomo non era importante e nessuno ce ne avrebbe ricavato nulla ad essergli amico. Era, infatti, malato gravemente da ben 38 anni di una malattia cronica ed ora aveva ormai perduto ogni speranza di trovare aiuto per poter guarire. Ma Gesù arriva sempre al momento giusto! Dopo queste cose, ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme” (1). le feste erano e sono un opportunità per incontrare gente e condividere la Parola di Dio; e non a caso sceglie… 2 – 3

Nel posto giusto: la “Porta delle pecore”, Betesda, che vuol dire casa o luogo di misericordia non può essere solo un fatto accidentale, un caso. É la scelta di Gesù, e la nostra? Molto spesso cerchiamo il nostro benessere, divertimento, li mi trovo a mio agio e vado, li non mi piace, ma forse proprio dove non vuoi andare c’è un paralitico che aspetta una mano stesa, in ospedale come nelle strade, nelle case di riposo, un anziano nella sua solitudine, un barbone lungo la strada ecc

Ci sono persone che, se possono, evitano di entrare in un ospedale. Per paura o per non vedere il triste spettacolo della sofferenza, non vogliono pensare a malattie, dolore, invecchiamento, morte… Non possiamo, però, nasconderci dalla realtà, le persone sofferenti hanno bisogno della nostra solidarietà. Gesù, un giorno ci accoglierà così Matteo 25:34-36. Il profeta Isaia aveva scritto: “Noi tutti come pecore eravamo erranti, (Isaia 53:6,7)… Presso quella porta vi era una piscina, una grande vasca d’acqua. Acqua corrente pulita era essenziale per una grande città ed essa era stata largamente provveduta per Gerusalemme. Quella particolare piscina, probabilmente, era pure usata per lavare gli animali che erano così preparati per i sacrifici. Che grande valore simbolico essa aveva per molti che erano afflitti da malattie ed invalidità, gente che si recava presso quella piscina per implorare l’intervento di Dio a loro favore. Difatti non era insolito, in quel luogo, per qualcuno, avere forti esperienze di guarigione. Intorno a quella piscina erano stati costruiti dei portici sotto i quali si raccoglieva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici che intensamente pregavano Dio con fede ed aspettavano che Egli intervenisse a loro favore guarendoli. C’era gente che testimoniava di essere guarita immergendosi in quella piscina 4 Gesù mentre sale verso Gerusalemme, si ferma nel posto di sofferenza trasformandolo in un posto di misericordia.

il paralitico però è li in attesa di raccomandazione..

La raccomandazione giusta : Gesù, vedendolo disteso e sapendo che si trovava in quello stato da molto tempo, gli disse: «Vuoi essere guarito?». L’infermo rispose: «Signore, io non ho nessuno che mi metta nella piscina quando l’acqua è agitata, e, mentre io vado, un altro vi scende prima di me»” “Vuoi essere guarito?”. È come se gli avesse chiesto: “Hai ancora speranza?”. Evidentemente si recava ormai presso quella piscina per abitudine, completamente rassegnato, scoraggiato, senza speranza; soffriva non solo a causa della sua malattia, ma anche per la mancanza di solidarietà ed egoismo degli altri, persino dei suoi compagni nella sofferenza. «Signore, io non ho nessuno che mi metta nella piscina quando l’acqua è agitata, e, mentre io vado, un altro vi scende prima di me»” . Potrebbe essere che anche tu hai perso ogni speranza di vedere la tua situazione cambiare, continui a pregare “per inerzia” senza credere che Dio possa fare qualcosa per te. È esattamente quando quest’uomo perde ogni speranza nelle altre persone, che Gesù subentra e gli viene incontro, la Sua misericordia, prende l’iniziativa e lo incontra con il Suo potere di guarigione. «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». all’istante, prese il lettuccio e si mise a camminare” (8,9) qualunque sia la tua situazione, cambia sempre per il meglio quando incontriamo Gesù, o meglio, quando Gesù viene incontro a noi. Gesù è un “fattore decisivo”, l’incontro più significativo che mai potremmo fare nella nostra vita. LA RACCOMANDAZIONE GIUSTA; Egli trasforma le sofferenze dandoci la certezza di una misericordiosa salvezza dalle conseguenze dei nostri peccati – anche se non siamo spesso disposti ad ammetterlo – perché i nostri peccati sono altrettanto reali e dolorosi come la malattia di quell’uomo, e ci affliggono da lungo tempo. Dice la Bibbia “Egli (Gesù significato del suo nome) salverà il suo popolo dai loro peccati” (Matteo 1:21).

Gesù è la nostra raccomandazione presso il Padre… .

Quest’uomo sofferente e privo di risorse che giaceva presso la piscina di Betesda, aveva sperimentato che il rapporto più significativo ed importante che mai avrebbe potuto avere nella sua vita era quello con il Signore e Salvatore Gesù Cristo.

. Aveva imparato che non poteva completamente fidarsi della gente, nemmeno dei suoi compagni nella sofferenza. Ci possono essere eccezioni, ma spesso è così.

. Non poteva fidarsi delle istituzioni religiose. Perché vediamo che i leader religiosi, invece di rallegrarsi e di lodare Dio per quel che era avvenuto presso la piscina di Betesda, sembrano interessarsi soltanto del fatto che Gesù e lo stesso infermo guarito, secondo loro, avevano infranto la legge divina che regolava il Sabato, o meglio, trasgredito la loro interpretazione del Sabato. Non dovrebbe essere così, ma purtroppo spesso è il caso.

. Non poteva affidarsi alle storie che si sentivano sul potere miracoloso di certe piscine…

Aveva imparato che poteva fidarsi solo di Gesù, perché solo Gesù è “la raccomandazione giusta” per lui, che ci riconcilia con Dio e ci rende “persone giuste”, Salmi 130:7 O Israele, spera nel SIGNORE, poiché presso il SIGNORE è la misericordia e la redenzione abbonda presso di lui.

Colui che ristabilisce una “connessione stabile” con Dio, la quale scaturisce, per grazia Sua, in una vita integra ed eterna.

Hai bisogno di raccomandazione? Vieni a Gesù !