Santa Cena

santa cena

1 Corinzi 11:23-25

Vorrei iniziare con una domanda: qual è il succo , l’essenza, l’anima, il nocciolo della fede cristiana? In che cosa si riassume il messaggio evangelico? Sono sicuro che rispondereste: l’essenza della fede cristiana è l’amore: amare Dio e il prossimo come se stessi. Giusto?

Non è proprio così: l’amore non è il succo del messaggio cristiano, almeno nel senso umanistico, non è il “volemose bene”. L’amore verso Dio e verso gli altri è il frutto, è la conseguenza, è il risultato del succo del messaggio cristiano: l’opera di profonda trasformazione della coscienza umana che solo Dio può operare attraverso l’opera efficace di Cristo.                                                                                                                                         Il succo della fede cristiana non è il nostro amore, ma l’amore di Dio che nella persona di Gesù Cristo rende possibile quella trasformazione del cuore umano che ci permettere d’amare davvero!  La Bibbia dice: “In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che lui ha amato noi e ha mandato suo Figlio per essere l’espiazione per i nostri peccati” (1 Gv. 4:10).                                                                                                                                   Questo è il messaggio che traspare da tutto il Nuovo Testamento e che visivamente è rappresentato nell’ordinanza della Santa Cena, la Cena del Signore è nell’esperienza di Paolo che dice:

 “Io ho ricevuto dal Signore” (23a): “Io ero nemico del Signore Gesù, odiavo lui e quelli che in Lui credevano, tanto da perseguitarli senza pietà. Ero un bestemmiatore e un nemico dei propositi di Dio, anche se mi vantavo d’essere religioso!                             Eppure Gesù è venuto a cercare proprio me!                                                                                               Io ho ricevuto da Lui …non tante legnate in testa o un fulmine dal cielo come avrei meritato, ma il Suo amore, la grazia di comprendere che la mia avversione era del tutto ingiustificata e chi Lui era veramente. Ho ricevuto la grazia di una radicale trasformazione, la grazia di ravvedermi dai miei peccati e di riporre in Lui la mia fede. Quanto è stato grande il Suo amore verso di me!                                                                          Non solo questo, ma ho ricevuto la grazia di diventare un suo strumento, un messaggero del Suo Evangelo”. Non l’ha fatto anche per te?

“…io ho ricevuto dal Signore ciò che vi ho anche trasmesso”(23b). “quello che dal Signore Gesù io ho ricevuto, io ve l’ho pure trasmesso, affinché anche voi possiate fare la stessa esperienza di grazia e d’amore che io ho avuto … Poiché la promessa è per voi e per i vostri figli e per tutti coloro che sono lontani, per quanti il Signore Dio nostro ne chiamerà “.                                                                                                                                                                     Paolo non era così diventato un predicatore di buoni sentimenti (ce n’erano già tanti anche allora…), ma annunciatore della potenza di Dio a trasformare cuori e menti.              “Fra i doni preziosi trasmessi c’è l’espressiva celebrazione della Santa Cena.                                              Non si tratta di una cerimonia inventata da me, dagli altri apostoli o “copiata” da chissà chi. La Santa Cena è una precisa ordinanza di Gesù, racchiude la sostanza di ciò che Lui ha compiuto soffrendo e morendo sulla croce, e che oggi ci trasforma. E’ qualcosa che dovete ricevere e praticare con estremo rispetto, attenzione ed anche timore, perché in quel pane e in quel vino è racchiuso simbolicamente tutto quello che Lui è stato e compie per la salvezza della creatura umana.

Il momento celebrativo “…il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane…” (23c). Così rammenta le tragiche circostanze e le modalità di quanto Gesù aveva compiuto istituendo l’ordinanza della Santa Cena. Ogni elemento di quanto avvenne quella sera è significativo.     

             …nella notte… buio, oscurità, le tenebre sono simbolo del male che si nasconde, simbolo del cuore irrigenerato, Giuda ne era l’esempio. Era la notte che i nemici di Gesù avrebbero complottato e portato a termine il loro piano malvagio.                                                 Era la notte in cui fu tradito, o meglio “consegnato“, dato nelle mani dei Suoi nemici guidati da Giuda iscariota nel giardino del Getsemani. Questo non era per Lui un increscioso incidente, una brutta sorpresa, perché tutto questo avveniva “secondo il determinato piano di Dio”                                                                                                                  In realtà, Gesù, si consegnò volontariamente alla cosiddetta giustizia degli uomini per pagare il prezzo delle nostre trasgressioni, rendendo possibile la rigenerazione e la trasformazione di un cuore malvagio che a Lui si fosse affidato.

Questi avvenimenti avrebbero coinciso con la Pasqua ebraica che celebrava la liberazione del popolo di Dio dalla schiavitù in Egitto, la notte in cui i primogeniti di Israele erano stati risparmiati dall’ira di Dio che avrebbe colpito solo gli oppressori egiziani.      L’unigenito ed innocente Figlio di Dio però, non è stato risparmiato, concedendo, una liberazione ancora più significativa...                                                                      …nella notte… Gesù sarebbe stato additato come “l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”.

Pane. prese il pane, l’emblema del Suo corpo, quel corpo che Dio Padre gli aveva preparato per essere spezzato per la salvezza del Suo popolo. “del Suo corpo e del Suo sangue” il credente si sarebbe nutrito “per avere vita eterna”, e di questo la Santa Cena è segno.                                                                                                                                                   Quante “coincidenze” significative, non è vero? Esse caricano la Santa Cena del suo meraviglioso significato, significato che non può che incutere timore e gran rispetto da parte di chi vi s’accosta: ecco ciò che davvero oggi abbiamo bisogno di comprendere ecco perché preghiamo, invochiamo il perdono dei nostri peccati, ci umiliamo, cerchiamo il volto del Signore; e ancora…                                “…e, dopo aver reso grazie”. è la consuetudine di ringraziare il Signore per i frutti della terra, per il lavoro, per il nutrimento e sostengono la nostra vita. Gesù, rilevava l’importanza di ringraziare Dio per il nostro nutrimento. Quanta maggiore riconoscenza dovremmo avere per la Persona di Gesù, che la Scrittura indica come “pane venuto dal cielo per nutrire la nostra anima”.   “lo spezzò e disse: Prendete, mangiate; questo è il mio corpo che è spezzato per voi”.      La parola “spezzato” denota come Cristo sia morto. Sebbene le Sue gambe non fossero state spezzate come gli altri condannati a morte, il Suo corpo fu severamente tormentato, piegato e ferito. Fù disposto a deporre la Sua vita, a soffrire ed a morire per me e per te

“Questo è il mio corpo” Gesù ha usato per Sé stesso molti paragoni: “Io sono la via, la verità, la vita, la luce, la porta, la vite, la roccia…“. Il pane spezzato diventa segno e suggello del sacrificio dell’offerta a beneficio di chiunque ne avesse partecipato con fede.                                                                                                                                                              Un sacrificio per tutti, in modo sostitutivo, vicario, non solo a conferma della dottrina, ma qualcosa dal valore unico ed insostituibile, un valore applicabile universalmente per tutti e in ogni tempo.

Un’intensificazione. Era ed è essenziale pure l’equivalenza vino – sangue. “Parimenti, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me”. Perché era essenziale pure questa nuova equivalenza? Perché nell’Antico Testamento pure il sangue aveva un valore simbolico. “La vita è nel sangue

Quando nell’Antico Testamento gli ebrei versavano il sangue dell’animale sacrificato sull’altare, essi indicavano che una vita era stata sacrificata come espiazione della pena che il peccatore meritava. Al posto di, il sangue era versato, questo era prefigurazione di ciò che solo Cristo, come autentica vittima sacrificale e nostro sostituto, avrebbe compiuto. Gesù così evidenzia il fatto, nella Santa Cena, che il solo, vero ed efficace sangue sacrificale che può espiare il peccato era e rimane il Suo!

L‘ultima ed espressiva espressione dell’Apostolo: “Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga”.      Ecco, questi gesti compiuti nella Cena del Signore, è l’annuncio pubblico, unico ed insostituibile di ciò che veramente può salvare: l’opera oggettiva, sacrificale, vicaria ed espiatoria compiuta dal Signore e Salvatore Gesù Cristo.                                                               Con l’accostarci alla Santa Cena, testimoniamo l’opera efficace della morte di Gesù, del suo corpo spezzato, del suo sangue versato, potente a trasformare e rigenerare ogni uomo.      Questa testimonianza pubblica, autentica di fede e non vana apparenza: se questo fosse, ci metteremmo in condizione d’essere particolarmente condannati da Dio. Versi successivi…

Non v’esorterò dunque a volervi bene, ad essere solidali, ad offrire denaro, ad aiutarvi, ad essere buoni, a fare la pace, ad ubbidire a Dio, ma v’esorto a ravvedervi ed a credere all’Evangelo e a ciò che per voi Dio ha compiuto in Cristo!

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